Una canzone di ghiaccio e fuoco

Il tamburo di fiamma

Rapporto stilato da Nazri, capo della Commissione del Fuoco, in merito agli eventi della scorsa notte.
Il rapporto è stato ritenuto appropriato dai Tessi-Destino Rok e Tram, e controllato dall’Osservatore Molok.Il livello di segretezza di questo rapporto è [INCARNA], ogni lettura o diffusione dello stesso da parte di agenti con un livello di segretezza [DIVISIONE] o inferiore è considerato un reato di Severità 4."Il primo strano evento che ha attirato la nostra attenzione è stato l’apparire di una enorme figura dorata sopra il centro di Chiaroscuro, esattamente sopra i resti vetrificati della battaglia dell’Usurpazione. Ogni tecnico disponibile ha potuto confermare come ogni traccia di energia solare residua dal momento dello scontro sia stata dissipata in quella manifestazione, e assorbita da alcuni mortali, che hanno rivelato di essere stati benedetti durante una preghiera condotta dal Ragno di Rame Xen Len.
L’evento successivo a richiamare la mia personale attenzione è stata la comunicazione di parte di Tamuz della presenza di alcuni solari nella zona. Mentre ancora cercavo di indagare su chi fossero una comunicazione dal Tessi Destino Rok mi ha raggiunto, chiamandomi a Yu-Shan per una consultazione urgente alla Sala del Fato.Raggiunto il Tessi Destino ho constatato la simultanea attivazione di 7 *Secretato da Giove, per la visione è richiesta una autorizazzione di livello {Samsara}* che sembravano sottendere alcune trame vicine a Chiaroscuro.Il fenomeno è durato alcune ore, durante le quali ho potuto rilevare numerose anomalie spaziali, che un mio agente ha potuto far risalire agli spostamenti dei seguenti eccelsi:Rubina – Sangue di Drago Aspetto Fuoco, vd. Dossier [Reato 00057, Indagini in Corso], [Richiesta di Terramuk agli uffici del fato: Progetto Resurrezione], [Ahlat: lista dei candidati del sud per il torneo del cielo e della terra]

Xen Len – Ragno di Rame vd. Dossier [Regimi d’essenza Immacolati e oscillazione Celestiale], [Evento Oro], [Interferenze Celestiali nella Casata Tepet, Episodio 00023], [Ahlat: lista dei candidati del sud per il torneo del cielo e della terra], [Martello Scintillante: avvistamenti di Danderios]
Hakurai Taraki Ferem – Falco di Mercurio, vd. Dossier [Piani della Casata Ferem], [Piano Tauromachia – ABBANDONATO], [Piano Toro celeste – ABBANDONATO], [Risoluzione Sacrificio – TERMINATO], [Gemma: Sospetta violazione da parte di elementali dell’acqua del trattato con le locali corti del fuoco, Indagini affidate all’Occhio Onniveggente]"
Altri agenti hanno rilevato invece una massiccia operazione di spostamento fedeli attuata principalmente da divinità e spiriti aderenti alla Fazione D’Oro e alla Corte della Fiamma Ordinata.
Per la lista completa dei presenti vedere il dossier allegato [Tamburo di fiamma: Ospiti]L’evento è culminato in una preghiera guidata dai tre eccelsi sopra citati, che hanno scatenato un evento di classe 3, che non ha provocato alcun sconvolgimento Motonico, ma solo una enorme eco spirituale, che ha trovato uno sviluppo sulle linee del fato dirette al Grembo, dove l’ex censore Drago Cigno si è manifestato per la prima volta, prima di sfruttare questa eco per apparire sul luogo della preghiera.Riporto la disordinata e poco professionale reazione dell’Ex-Censore Wong Bongerok, che non ha riferito alcuno dei fatti sopracitati per limitarsi a rifugiarsi nel proprio santuario, che non ha ancora abbandonato.Suggerisco, alla luce dell osservazioni fatte, di far presentare la notifica del suo spostamento ad altro ufficio da una coppia di Leoni Celestiali e un mio agente, onde non rischiare la vita di un dio minore.

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La corona di An-Teng

Lo scontro con i non morti è piuttosto breve per quanto riguarda la massa di truppe, ma Falco e Kururu hanno il loro bel da fare nel combattere il Cavaliere della morte che li affronta.Non solo questo libera dei pericolosi fantasmi famelici nella zona, ma sembra un marzialista esperto quanto Falco, se non più potente.Lo scambio di colpi fra i tre è feroce, ed è inquietante per i due eroi solari scoprire come il loro avversario possegga un corpo mummificato, coperto di rune, che non possieda affatto un aspetto umano, come se si fosse totalmente devoto alle forze della morte.L’abissale però abbandona il campo quando si vede ferire troppo dai due figli del sole invitto, ma non prima di aver infranto le loro aspettative: il dragone mille volte forgiato era già stato portato via, le voci servivano solo ad attirare la Rosanera per sterminare la legione.Ma i nostri eroi non considerano un magro bottino aver ritrovato il legittimo erede della Corona di An-Teng, nè l’aver risolto la situazione con la Ejava, che si dimostra malleabile agli argomenti dei due.Quando finalmente ritornano al Pinnacolo della Pietà possono finalmente stabilire un nuovo piano e coordinare l’aiuto al futuro re di An-Teng. Durante la notte però Kururu continua a ricevere strane impressioni e brandelli di sogno in cui vede una figura ammantata di tenebra avvolgere le sue spire attorno ad una donna argentata, che geme, urla e richiama il suo aiuto.Dale fauci di questo drago di tenebra cola della bile velenosa che tortura la donna, facendola urlare di una agonia che persino Kururu fatica ad immaginare e tollerare.Rapidamente sveglia Falco e si fa accompagnare da lui verso l direzione da cui sente provenire il dolore. Volando sopra le giungle arrivano alle pendici più estreme dei Picchi di Fuoco, dove scoperchiando una montagna trovano un enorme elementale della terra impazzito che tortura Destan.E’ la furia del terrore a rendere i due solari implacabili anche contro un avversario tanto temibile.Se Destan, il vero Destan è qui, chi è al nord con Chihiro, Zanna di Vento e la moglie di Falco, a fare il giro dei Lunari del nord, scortata a visitare le forze segrete degli alleat del bene e dei nostri eroi?

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Quando la notte segue una nuova alba

Kururu, Hakurai e Xen Len si dedicano per un anno alla cura di Gemma del Sud, ma non è un anno facile. Sono molte le ferite da risanare dopo i terribili sabotaggi della figlia di Kururu, e le relazioni con il resto del sud sono ancora da definire. Ma i 3 solari non si sentono molto pronti ad annunciare la loro presenza ed identità al mondo. Ne approfittano quindi per dedicarsi completaente alla ricostruzione, con Xen Len che si dedica alla manutenzione dei calcabattaglie e alla costruzione di nuove 3 magioni, una per contenere il dominio della fabbrica cattedrale, una sull’anomalia geomantica che aveva attirato l’attenzione Destan, e una sul luogo della battaglia da poco conclusasi dove è sorto un piccolo dominio scatenato dagli immani rilasci d’essenza dello scontro.
Hakurai si dedica ai propri affari, ed inizia una campagna propagandistica contro il Despota di Gemma.
Kururu invece si dedica all’addestramento delle truppe.
Dopo una stagione ricevono una visita alquanto adirata da parte di Ranlea di Gemma, la Notte che Hakurai ha conosciuto a Gemma. Questa rimprovera Hakurai per aver iniziato una mossa politica senza consultare lei o il suo circolo prima. La discussione diventa parecchio tesa e astiosa tanto che quando Hakurai rifiuta di stringere un patto con Ranlea questa gli promette che se si dovesse ripresentare a Gemma lo ucciderà.
Ma prima rivela ad Hakurai che il suo amato zio Jun ha svelato all’occhio onniveggente l’identità di Hakurai, e senza dubbio la posizione dell’oasi che ha creato per vendere l’acqua a Gemma.
Dopo un pò di tempo ricevono un invito da parte del Culto degli Illuminati a recarsi di nuovo a Kether Rock, e quindi tornano alla loro rocca per fare rapporto a Michael e scoprire di cosa si tratta.
Qui vengono accolti come eroi, ed in privato Michael rivela loro che il Culto vorrebbe fare di Gemma del Sud la nuova capitale del Sud governata dai solari. Quando però tutto viene rivelato, le preoccupazioni di tutti riguardanti i movimenti della Legione Vermiglia aumentano. Quindi l’idea è di tenere d’occhio la situazione di An-Teng. Data la difficoltà della posizione di Hakurai Michael suggerisce ad Hakurai di non lasciare Gemma del Sud finchè non verrà chiarita la situazione.Mentre Xen Len e Hakurai si dedicano alla regione, Kururu conosce Falco Oscuro, un notte mandato dal Signore Dorato, patrono di An-Teng, a conoscere i solari che hanno sconfitto Fiamma Placcata d’Oro.Questo solare decide di partire con Kururu alla volta di An-Teng, per risolvere una volta per tutte il mistero dei nuovi ordini della Legione Vermiglia.Difatti nemmeno Falco, una spia solare decisamente abile, è riuscito a scoprire alcunchè.
D’altrocanto Kururu riesce a scoprire che Falco ha conosciuto Destan e Chihiro, e che le due si trovano al nord affidate alle cure della sua sposa lunare.Ad An-Teng Kururu ha modo di conoscere il Signore Dorato, che lo informa meglio su Ahlat, Wong Bongerok, il mandato del cielo.Quindi i due solari si recano al Porto delle Fauci del drago, dove incontrano Shuri lo Scarlatto e la sua ragazza, la sorella di Falco, e assieme indagano un pò, e Falco ha modo di spiare un dinasta appena giunto ad An-Teng.Ma nessuno sembra sapere quali siano i veri obiettivi della Rosanera.Volendo sistemare la questione Falco e Kururu si lanciano all’inseguimento dopo però una scena piuttsto interessante. Falco perquisisce la camera della Ejava, e trova una lettera in codice indirizzata a lui che lo sfida.Nella giungla i due non fanno altro che seguire alcune carcasse di animali morti, ma non trovano vere tracce, e nemmeno sono in grado di vedere la legione.Riescono però, con un pò di sforzi a calcolare la loro destinazione, dove trovano un dominio infernale. Tramite i sistemi di comunicazione che Falco possiede possono contattare la sua sposa, che rivela loro la storia della Perdita di Calan, l’unico dominio infernale della Creazione.
Inoltre ci sono altre due colonne in marcia verso il dominio: una di tribù barbare Tengesi guidate da un solare, e una di non morti guidata da un abissale.
Falc lascia un messaggio per la Ejava, che le intima di andarsene.Quindi i nostri raggiunono il solare un certo Ershan, un eclisse sciamano della zona che sta guidando i suoi confratelli alla conquista del dominio e di un ptente artefatto ivi sepolto: un drago mille volte forgiato. Ma mentre stanno discutendo la Legione Vermiglia sopraggiunge e li attacca, scantenando uno scontro feroce che vede ben presto alcune truppe cadere sotto i colpi stordenti di Falco e i micidiali fendenti di Kururu, tanto che la Ejava sfida Falco e porre fine allo scontro con un duello.Falco però rifiuta preferendo concentrare l’attenzine di tutti sui veri nemici della Creazione, ossia la colonna dei nn morti.E’ csì che ha inizio un nuovo scontro con i nemici della Creazione.

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L'amore al tempo degli illuminati

Rondine di Zaffiro stava osservando la notte del deserto da una delle enormi balconate della villa di Xen len, perdendosi nella magnifica vista delle dune rese azzurrine dalla luce della luna.
La cupola di energia che manteneva la regione di Gemma del Sud separata dal resto della Creazione sembrava quasi invisibile di notte, come un leggero velo d’acqua che si increspava mosso dal vento, facendo danzare le poche stelle visibili attraverso le coltri di fuliggine dei vicini vulcani dei Picchi di Fuoco.
A Yu-Shan aveva potuto godere di viste molto più spettacolari, e gli orrori accaduti in quel luogo nell’ultima settimana erano terribili, ma ben poca cosa rispetto alla conquista di Spine, a cui Rondine aveva assistito impotente, potendosi solo limitare a registrare ogni dato in modo da poter fornire il maggior numero di informazioni possibili.
Eppure in quel momento niente le appariva più immanente e grande di quella vista così particolare.
Il tempio che aveva appena visto, e dal quale non riusciva a staccare gli occhi era davvero magnifico, e continuava ad attrarre numerosi drappelli di fedeli che venivano per pregare, andandosene sempre con un’aria più serena e speranzosa di quella che avevano prima di inginocchiarsi di fronte alla massiccia ed aggraziata statua del Sole Invitto.
“Credo sia un risultato che non dimenticherò mai.” la riscosse la voce di Xen Len, che era riuscita a prenderla di sorpresa, con il suo tipico sorriso beffardo a malapena distratto dallo sguardo di sincera commozione nel vedere l’opera per la quale aveva fornito le proprie mani.
“Senza dubbio ammirevole Xen Len. La pace che sta diffondendo nel popolo di questa città è quasi magico, ed è frutto solo della tua ispirata realizzazione, non c’è alcuna stregoneria o potere eccelso in essa. Solo il potere della tua fede.”
Xen len si era fermato ad alcuni passi da lei. Poteva apparire come una forma di rispetto, ma il crepuscolo non si era fermato solo per quello. La donna che stava appoggiata con una mano all’enorme balcone in marmo bianco era una visione incantevole, e Xen Len non intendeva fare un solo altro passo senza prima aver finito di imprimerla nel proprio cuore.
La donna dalla pelle chiarissima e i capelli di platino indossava solamente pochi veli semitrasparenti, che non nascondevano nulla del suo fisico atletico e ben proporzionato. Nessuno riusciva a distogliere lo sguardo mentre lei camminava, ma Xen Len vedeva ben di più in lei.
Erano soprattutto i suoi occhi ad attrarlo senza speranza, due occhi sensibili, attenti, che avevano visto troppo dei dolori della Creazione per non aver ferito il cuore che li muoveva, ed era questo collegamento a fare impazzire di desiderio Xen Len.
A lei ovviamente non era sfuggito quello sguardo tanto intenso, e se l’uomo non avesse continuato a sfoggiare quel suo tipico sorriso lei avrebbe riso, schernito l’uomo e se ne sarebbe andata via.
Ma quel sorriso, che poteva diventare una temibile arma di derisione contro i suoi nemici, era per Xen Len il modo di esprimersi davvero, e non c’era nulla che stesse nascondendo alla donna di fronte a lui in quel momento.
Quando lui fece un singolo passo in avanti lei fece del suo meglio per non sussultare, ma nell’accorgersi che non stava cercando di scappare o di innalzare le proprie difese cominciò a realizzare quanto pericolosa fosse quell’attrazione che solo ora accettava di riconoscere per quello che era.
“Questa terra è magnifica, anche se è molto diversa dalla mia.” iniziò Xen Len, guardando con lei fuori dall’ampia finestra.
“La provincia dove sono nato è molto fertile, piena di foreste e campi coltivati. I bambini che giocano tornano a casa con i vestiti macchiati di erba e della frutta che hanno raccolto, qui i bambini giocano con sabbia e rocce. E’ stato strano quando me ne sono accorto all’inizio.”
Rondine si accorse di come il suo sguardo vedesse sia il paesaggio notturno che la sua vecchia casa, e non se la sentì di interromperlo.
“Non riuscivo ad immaginare come si potesse essere bambini felici senza fossi da saltare, alberi sui quali arrampicarsi, cose così.”
“Credo che tu sia riuscito a risolvere l’enigma no? Quella statua è pura felicità.”
Xen Len rise piano guardandola. Era felice di vederla finalmente parlare.
“Si, ci sono riuscito smettendola di guardare verso casa, ed ho iniziato ad osservare davvero questa terra.” quindi si appoggiò di spalle alla balconata, appoggiando entrambe le mani sul corrimano levigato, continuando ad inciderlo con una mano, delicatamente, accarezzando il marmo, che sembrava modellarsi sotto le sue mani.
“Devi aver visto molta forza in questi uomini. Da secoli aspettavano la tua amica, e ora ricevono tutto ciò che comporta la presenza di un eccelso: gloria senza pari, e pericoli senza fine.
Eppure non cercano agnelli sacrificali, solo imparano nuovi modi di vivere.” Concluse Rondine, cercando i suoi occhi con lo sguardo, desiderosa di introdurre un nuovo argomento.
Ma Xen Len continuò imperterrito ad accarezzare il corrimano, accarezzandone la superficie e lasciandoci sopra dei nuovi arabeschi mentre rispondeva: “Non solo quello, ho visto qualcosa che mi ha sorpreso molto di più, e l’ho visto solo oggi. Ma in fondo l’avevo sotto gli occhi da tempo, solo che non sapevo dove guardare.”
“Questa deve essere la tua famosa mania per i discorsi criptici di cui ho sentito tanto parlare. Non dovresti sfidare una Siderale della Casa dei Segreti sai? Potrei aver già svelato il tuo indovinello.” e mentre sulla fronte della ragazza appariva un delicato glifo verde che indicava la sua Casa Celeste, i suoi occhi mutarono, e le sue iridi verdi iniziarono a coprirsi di punti più luminosi facendoli apparire come minuscoli cieli stellati.
La punta del suo indice iniziò a brillare di quella stessa luce, e quando iniziò a passarlo sugli arabeschi appena incisi ne illuminò le parole nascoste tra le forme sinuose, scandendo lentamente a voce le parole scoperte mentre si avvicinava lentamente al solare, che continuava a scolpire con un sorriso divertito sul volto.
“Della .. quella.. è .. fare.. da .. scoperta.. prima.. la..” e quando senza accorgersene sfiorò il dito del solare che ancora lavorava si bloccò, vedendo che Xen Len aveva distolto lo sguardo dal marmo per fissare lei nei suoi occhi.
Sentendosi improvvisamente vulnerabile Rondine ece per allontanarsi, ma la calma e calda mano di Xen Len appoggiata sulla propria la indussero a fermarsi e rilassarsi mentre il solare le stringeva la mano e la accompagnava dove si trovava prima, superando le parole già incise.
“Leggila da qui Rondine” disse mentre si poneva alle sue spalle, sussurrandole quella richiesta nelle orecchie. Rondine riuscì ad ignorare il brivido datole da quelle parole e dalla presenza del solare tanto vicino, ma non la richiesta.
“La prima scoperta da fare è quella della.. manca l’ultima parola Xen, cosa vuoi che io scopra come prima cosa?” chiese girandosi verso di lui, trovandosi praticamente addosso a lui.
Xen Len le pose le mani lungo i fianchi, facendo ricorso a tutta la sua temperanza per non abbandonarsi solo all’urgenza del proprio desiderio, ma alla seduzione che sentiva di volerle dedicare, quasi costituisse un’opera d’arte, un ulteriore dono da fare a lei e al mondo.
“Non potrei volere che tu scopra nulla, quella frase è per me. Per ricordarmi sempre che cosa ha significato conoscerti.” le disse guardandola negli occhi senza vacillare.
Rondine quasi si sentì mancare per l’intensità di quella frase e per fortuna Xen Len la stava già tenendo o lei sarebbe caduta a terra.
Sentendola così scossa Xen Len la abbracciò di istinto, mentre con una mano le afferrava con garbo il mento e la teneva ferma, continuando a fissarla negli occhi, come se non esistesse altro.
Rondine a sua volta accarezzò il viso del solare prima di prenderlo fra le mani e chiedergli: “E cosa ha significato conoscermi Xen Len? Dimmelo!”
“Ha significato scoprire tutta la mia ignoranza del mondo. Tutto quello che ho studiato sul cielo e la terra, sull’essenza e sul corpo, sugli animali e gli uomini, e su ogni altro argomento, non era nulla, perchè ignoravo cosa significasse sentirsi solo.
Da quando sono adulto studio il mondo, svelandone i misteri, mentre tu con il tuo arrivo mi hai rivelato l’esistenza di mille misteri ai quali ero cieco, tutti riguardanti il mio cuore che non sapeva di potersi innamorare non solo di idee e concetti, ma di una persona.”
Rondine vide la propria vista annebbiarsi, per le lacrime che iniziarono a sgorgarle dagli occhi, mentre lui non smetteva di fissarla, non come se le stesse scavando l’anima, ma come se stesse cercando di fare uscire tutta la propria anima attraverso i propri occhi per esporsi a lei.
“Se tutti fossero come te Xen Len, io non sarei stata prescelta per la Casa dei Segreti, ma per quella della Serenità. Lascia che ti mostri altri misteri.. ” e senza più temere nulla lo baciò delicatamente sulle labbra, sentendo il calore del solare superare quello dei vulcani, e sciogliendosi nel suo abbraccio.
Mentre Xen Len la sollevava per portarla verso l’enorme letto alle loro spalle adagiò la testa nell’incavo tra la testa e il collo, sussurrando: “Ho anche io un segreto Xen Len, un mistero. Non sono una bambina, ma vedi io… ecco… ora non ho paura.. ma..”
Xen Len la depose delicatamente sul letto prima di baciarla di nuovo per zittirla, non appena sentì i muscoli di lei rilassarsi e lei adagiarsi completamente, rassicurata da quel bacio tanto dolce si permise di staccarsi e risponderle: “Sono vergine anche io Rondine, perchè prima di te non sono mai esistite donne.”
Lei rispose con un sorriso divertito, grata di quel pensiero dolce, ma poco convinta di quelle parole.
Il crepuscolo non perse però tempo ed iniziò a baciarle gli occhi: “Non credo che nessuno mi abbia mai visto davvero prima che tu mi vedessi con questi occhi e scorgessi in me ciò che da sempre aspettava di essere visto.”
Quindi scese sulle sue labbra: “Nessuno mi ha mai parlato prima, dicendomi cosa io non potevo vedere di me stesso, né nessun bacio mi è mai stato dato con tanto abbandono, trascinandomi dentro il tuo cuore.”
Infine le baciò le palme delle mani: “Nessuno ha mai toccato prima qualcosa che io avevo fatto facendomi sentire quel tocco sulla mia stessa pelle, risvegliando con le proprie mani quella relazione fra me e le mie opere. E non ci sono mai state mani che tanto volessi addosso a me.” concluse mentre si passava sul volto la mano della donna, che ormai giaceva completamente stregata di fronte a lui.
Lei si mise seduta di fronte a lui, sollevando il busto.
“Come fai ad essere tanto magnifico? Come fai ad essere così perfetto?” chiese, mentre lo liberava della veste che indossava.
Lui sorrise sfoderando di nuovo il proprio sorriso beffardo, che questa volta era coperto di molta malizia, che infiammò la siderale mentre lui iniziava a spogliarla: “Sono un Crepuscolo, sono nato per scoprire i Segreti. E ora tutto ciò che voglio è svelarti completamente e penetrare il tuo mistero.”
Lei rise divertita mentre si lanciava sopra di lui prima di trascinarlo fra le lenzuola.
Fu molto più sorprendente di quanto si fosse aspettata sentire le sue mani, la sua bocca sul proprio corpo, e anche Xen Len si immerse completamente nello stupore e nella meraviglia di ogni singolo istante. Scoprire quali punti fossero più lisci delle sue gambe, quali muscoli fremevano di più quando le baciava la schiena, fu una serie continua di scoperte strabilianti, tanto che Rondine, che aveva assistito a ben più di un accoppiamento durante i suoi doveri, si sorprese della loro reciproca armonia, della chimica di ogni loro movimento, e della scioltezza con la quale si esplorarono a vicenda.
Fu di nuovo Xen Len a leggerle nella mente e risponderle mentre si alzava di fronte a lei per farsi ammirare mentre la sua pelle iniziava ad emanare un lieve bagliore dorato, ed il suo marchio di casta iniziava a brillare.
“Perchè non siamo solo un uomo e una donna, siamo il sole e le stelle amore mio, in noi c’è la saggezza del cosmo, ma sappi che è l’uomo a desiderarti tanto. Mi approfitterò della forza datami da sole per amarti tutta la notte, ma sono io che ti amo, non il mio potere.”
Lei rispose maliziosa mentre lui calava su di lei, pronto a quell’ultimo, fondamentale passo della loro unione, ed aiutandolo a posizionare il proprio organo contro il proprio si concesse di perdere ogni difesa e lo sfidò con lo sguardo: “E allora amami fino a che il tuo sole non sorgerà amore mio, perchè con tutta me stessa ti voglio.”

Camminando verso la propria villa Hakurai osservò la villa di Xen Len, notando sul balcone i due che si baciavano, perdendo d’istante ogni buonumore.
Dopo tanti giorni di massacri ed omicidi in cui si era sentito impotente aveva avuto bisogno della festa organizzata per celebrare i funerali solenni dei caduti. Sia per sé stesso che per sottolineare il proprio ruolo nella città. Aveva ormai realizzato l’accordo commerciale con Gemma, quindi si sarebbe dovuto sentire bene. L’indomani sarebbero partiti per l’ovest, pronti a dare battaglia al più terribile nemico che avessero mai affrontato, e nell’intera città i preparativi erano confusi assieme alle feste per celebrare l’inizio della guerra.
Eppure vedere Xen Len che si perdeva con tanto abbandono all’amore era bastato per ripiombarlo nella tristezza.
Mentre camminava verso la propria casa continuò a cercare di scacciare quella immagine, ma continuava a tormentarlo, come un memento implacabile ci ciò che non aveva, e che non credeva avrebbe avuto mai. Xen Len era diverso da lui, con un solo sorriso sapeva portare tutti dalla propria parte, e guadagnarsi la fiducia degli altri con poche parole.
Per lui era diverso.
Per Hakurai invece era difficile e duro. Sapeva di venire da una terra fredda ed inospitale, dove si doveva lottare ogni giorno per la sopravvivenza. Il suo rango nella famiglia se l’era sudato grazie ad impegno e dedizione, affinando le proprie arti organizzative, non sorridendo alla gente.
Sapeva che anche a Kether Rock, dove gli altri avevano trovato il proprio ambiente naturale fatto di duri allenamenti, lotte e sofferenze, lui aveva faticato il doppio degli altri per stare al passo, e spesso esagerava nei combattimenti, solo per non sentirsi “quello che organizza” e basta, ma un degno membro del gruppo.
Nonostante avesse condiviso con loro sangue e lotte persino a Malfea, a volte si sentiva in competizione con gli altri, sentendosi spesso meno brillante, meno amato.
Sapeva di avere tutto l’affetto possibile di Xen Len e Kururu, ma in momenti come quelli si sentiva di nuovo il mortale della Casata Ferem, e non il possente Principe della Creazione che era divenuto.
Solo una volta non si era sentito affatto così.
Farfalla era riuscita a farlo sentire un dio molto prima che lui divenisse un semidio dorato e splendente, prima di riuscire a tenere testa ad armate demoni e a poter mantenere efficienti interi imperi di burocrati.
Farfalla lo aveva fatto sentire il più bell’uomo della Creazione quando ancora lui non osava mostrarsi di fronte alle folle che ora aveva il compito di amministrare.
Farfalla lo aveva cercato, sedotto e baciato più di tre anni prima, e da allora nessuno lo aveva più baciato a quel modo.
Certo Ranlea mi ha baciato, e mi ha sedotto.. anche se forse è più corretto dire che mi ha quasi violentato, più per sentire addosso a sé un altro solare, ma non mi mancherà. A me manca lei..
Entrando nella propria villa e dando licenza ai propri servitori diede ordine di non venire disturbato e si ritirò nella propria camera da letto privata dove si diresse ad un cavalletto coperto da un telo.
Non aveva mai pensato di essere portato per la pittura, e non aveva certo dimostrato alcun talento naturale, ma lentamente stava imparando come tracciare le linee nel modo in cui le immaginava nella mente, a dare solidità al disegno con le ombreggiature.
Più faticava a tracciare una linea più era felice, perchè gli dava modo di immergersi totalmente nell’indelebile ricordo dei giorni passati con lei, e sforzarsi di tracciare la linea finchè non delineava esattamente il particolare che cercava.
Da quando era arrivato a Gemma del Sud aveva lavorato al dipinto ogni notte, persino quando aveva iniziato a nutrire qualcosa per Destan prima che si tramutasse in astio, persino durante i massacri, quando dipingere era stata l’unica cosa che gli aveva impedito di impazzire del tutto.
Quando si era dovuto allontanare aveva continuato però a delineare quel ritratto nella mente, studiando la posizione del volto, la luce ed i colori che avrebbe voluto utilizzare.
Eppure ora che stava di fronte al disegno quasi concluso si sentiva un idiota a continuare.
Un volto perfettamente uguale a quello di Farfalla lo osservava sorridendo, eppure lui si sentiva solo e svuotato. In quel quadro non vedeva lei, ma solo il proprio sentimento verso di lei.
Il sorriso era come lui lo ricordava, non un sorriso divertito che avrebbe potuto sorprenderlo, o il sorriso complice di una lunga relazione.
D’un tratto quel quadro gli parve quasi offensivo e un insulto, un’accusa di ossessione che lo sfidava.
Si costrinse ad uscire dalla stanza, e quasi senza accorgersene si rifugiò sul tetto, cosa che non aveva mai fatto prima. Sdraiandosi a peso morto sul tetto e respirando profondamente riuscì finalmente a ritrovare la calma necessaria a pensare lucidamente, quindi lasciò vagare i propri pensieri come prima di una meditazione speciale, ma questa volta non ebbe bisogno di focalizzarli.
L’argomento e lo spunto continuavano a spiccare dentro la sua mente, mentre Xen Len e Rondine venivano sostituiti dalla sua mente con sé stesso e Farfalla.
Vedere Bocciolo della Fioritura non lo aveva colpito tanto, invece Rondine sì, perchè?
Rondine non aveva una goccia di sangue fatato, come invece aveva Farfalla, e Bocciolo le assomigliava pure un pochino, eppure aveva lasciato solo ammirato il solare.
Frustrato e desideroso di non perdere di nuovo la calma si distrasse guardando le macerie della Forgia Vulcano, che continuamente venivano spostate per recuperare i corpi e ripristinare i laboratori. Aveva litigato con un Ifrit in quel luogo, molto animatamente, e facendo ricorso ai propri poteri l’Eclisse non aveva migliorato la situazione, si era solo reso un mostro agli occhi dell’elementale.
Eppure quel pensiero fece scattare in lui una intuizione.
Ecco perchè Rondine mi fa star male mentre Bocciolo no! Rondine ama davvero Xen len, non come il perverso rapporto tra Bocciolo e Dedito all’amore.
E’ vedere negli occhi di Rondine lo stesso sguardo che Farfalla riservava a me a farmi stare così male. Ma cosa sono diventato per arrabbiarmi con degli innamorati?
Dovrei gioire della felicità del mio amico, e invece…
Rattristato da quella scoperta scese dal tetto e si mise ad allenarsi con la Falce. Non era un grande amante dell’attività fisica, ma a Kether Rock aveva scoperto che mettere alla prova i limiti del proprio corpo aiutava a liberare la mente.
Dopo circa un’ora di allenamento grondava di sudore bollente che sembrava evaporare una volta uscito dal suo corpo, e la falce proiettava sul suo corpo linee di luce argentata, eppure la sua mente continuava a turbinare, e anzi i suoi pensieri si erano fatti sempre più cupi.
Sono passati tre anni, ormai avrà qualcun altro, qualcuno da baciare ed amare, qualcuno con cui sorridere nuda dopo aver fatto l’amore e DANNAZIONE!
La sua stessa mente sembrava provare un piacere diabolico nel tormentarlo con immagini dolorose.
Si sentiva tradito dal suo stesso cuore.
Amava un giovane e fragile uomo, dal carattere semplice e disponibile, fedele solo ai suoi sogni e alla propria famiglia. Sono ancora quell’uomo? O sono un dominatore solare, che brandisce un’arma impossibile da brandire, un seminatore di morte?
Quasi adirato con la falce la gettò via, e uscì sul proprio ampio balcone, rivolto verso Nord.
A ben più di diecimila miglia in quella direzione c’è casa mia. C’è lei, perchè io sono ancora qui?
Per la prima volta iniziò ad escludere mentalmente tutti i legami e i motivi che gli avevano impedito di abbandonare tutto e tutti per andarsene al nord a recuperare la propria amata, conquistarla e sedurla assieme alla terra che tanto amava, e che ora sapeva di poter rendere grande.
Ma ora anche questa terra, e soprattutto Kururu ha bisogno di me.
Non è il momento, ma presto. Presto sarò libero di inseguire i miei sogni.
Anzi, smetterò di inseguirli, potrò realizzarli.
Concluse mentre il sole dell’alba annunciava la partenza imminente.
Sotto la sua villa un reggimento stava muovendosi per unirsi all’esercito e il comandante urlava alla truppa: “Siete pronti a combattere per la gloria e l’onore?”
Nel coro di risposte decise Hakurai rispose solo mentalmente: Gloria e onore presto non basteranno più comandante, io voglio qualcosa di più. Voglio un sogno.

La guerra era finita, e Kururu era emersa come dominatrice del campo, vera regina guerriera del sud.
Il fatato che avrebbe minacciato il suo padre celeste ora non era più nulla, solo un ricordo la cui leggenda alimentava quella dell’Alba.
Eppure Kururu, mentre tutti tiravano un sospiro di sollievo e godevano della loro fatica nella ricostruzione, spinti dalla speranza e dall’ammirazione per quello che presto Gemma del Sud sarebbe divenuta, veniva presa sempre più dallo sconforto.
Scoprire di avere un figlia, carne della propria carne nel mondo l’aveva sconvolta. Non aveva alcun ricordo della gravidanza, e nemmeno del padre. Non ricordava alcun tenero frugoletto, nessuna parolina dolce, nulla di nulla.
Ma adesso, ogni volta che incrociava un bambino o una madre con un neonato aveva d fronte agli lo sguardo assassino e collerico della figlia. Nelle orecchie risuonava la sfida, e la promessa di dolore. Non di sconfitta, di dolore.
Stava camminando per la città, semplicemente passeggiando, per scoprirne ogni via o vicolo, ogni angolo, ma vide qualcosa che la fece star male.
Una madre, una mortale aveva in braccio una piccola bambina che aveva i suoi occhi, la stava indicando e dicendo alla bambina: “Guarda, quella è Kururu, la tua Shogun, se pregherai diverrai bella quanto lei.” Quando la bambina le rivolse un sorriso raggiante, la solare sentì le viscere raggelarsi e gli occhi riempirsi di lacrime.
Facendosi forza sorrise alla piccola e a sua madre, accennando appena un vago gesto di benedizione alla piccola, ma vedere quel volto paffuto e luminoso la faceva star male, e sentire le parole rauche e tremati di rabbia ella figlia le faceva sentire uno strano sapore acido in bocca.
Non appena ebbe svoltato l’angolo iniziò a correre a perdifiato attraverso le strade, puntando dritta alla barriera, sentendo la voce della figlia sbucare da ogni angolo, i suoi occhi la fissavano dai volti di ogni persona della città, e il suo odore le riempiva le narici.
Si fermò solo quando sentì le dune cedere sotto il suo passo scomposto, e il lieve ronzio della cupola d’essenza non fu scomparso del tutto, solo allora si permise di cadere rovinosamente al suolo, singhiozzando e gemendo tanto forte da gettare nella disperazione persino gli spiriti del deserto.
Kururu non era mai stata davvero una donna. Era un’orfana, non aveva avuto una madre che le insegnasse cosa potesse significare essere una donna, alla mercè del proprio cuore.
La sua madre adottiva, Kajeha era stata vergine fino alla propria esaltazione e parlava raramente del suo sposalizio con Luna. Aveva fatto di lei una guerriera, e anche dopo l’esaltazione le aveva insegnato a combattere con l’essenza, e a sostenere il difficile compito di un eccelso.
Ma nessuno, nemmeno a Kether Rock l’aveva aiutata a svelare il proprio cuore, ad abbandonarsi al desiderio di tenerezza, al desiderio di avere una figlia da amare, al desiderio non di un corpo caldo ma di un uomo costantemente al proprio fianco, un sostegno per la vita.
E quei desideri erano giaciuti sopiti nel cuore della solare per anni, mentre lei ignara scopriva cosa significasse essere una condottiera del Sole Invitto.
Poi però era apparsa una figlia che non sapeva di avere. Una creatura che doveva aver partorito, che doveva aver sviluppato e portato nel proprio grembo per dei mesi.
E assieme a lei il padre, un lunare bello e affascinante come ogni altro eccelso, che la guardava con una rabbia fredda priva di dubbi. Aveva giurato di ucciderla se si fosse avvicinata a sua figlia, e non l’aveva mai chiamata “nostra”. Sembrava considerare Kururu la peggiore delle creature, e la accusava del terribile stato della figlia.
La figlia di Kururu, la bellissima figlia che era senza dubbio sangue del suo sangue era divenuta una akuma, una schiava degli Yozi.
Chissà quali tormenti doveva aver subito, quali torture, e quanta disperazione doveva aver avuto nel cuore per rivolgersi e dedicarsi a padroni tanto spietati crudeli ed alieni.
La sua bambina, che avrebbe dovuto coccolare e proteggere con ogni sua forza era ormai una schiava dei demoni. E Kururu non l’aveva mai vista prima che questa cercasse di ucciderla.
Era decisamente troppo, e urlando al cielo la propria solitaria disperazione e solitudine svenne dopo ore di pianto, crollando esausta sulla sabbia e sprofondando in un sonno che generosamente le concesse un pacifico oblio per alcune ore.
Quando si risvegliò la luna brillava alta nel cielo, illuminando il mondo di una luce azzurrina.
Sentendosi completamente svuotata dovette appoggiarsi alla propria lancia per alzarsi.
Nel silenzio del deserto si chiese come avesse potuto percorrere tanta strada, ma quando ricordò quando disperata e in preda al dolore fosse si chiese come avesse fatto a non attraversare il deserto intero.
Aveva pianto per delle ore, eppure non le sembrava che il dolore che si portava dentro fosse diminuito affatto. Sentendo le lacrime scenderle di nuovo dal volto rise scioccamente ad un pensiero buffo: “Un mortale sarebbe disidratato, ma la mia esaltazione mi ha dato abbastanza forza da trattenere l’acqua del mio corpo. Almeno quanta ne serve a piangere ancora disperatamente. Pensavo che esaltandomi non avrei più dovuto piangere, e invece è proprio la mia esaltazione a farmi piangere più di quanto possa piangere una donna normale…”
Incamminandosi verso casa riflettè sul suo sposo lunare, che tanto la odiava. Lei non lo odiava affatto, desiderava da tempo conoscerlo, eppure non si era mai chiesta perchè lo volesse tanto.
Lui mi avrebbe capita. Kajeha ha detto che il legame tra solari e lunari è indissolubile, e che ogni tipo di rapporto nasca fra i due è speciale e leggendario. Ma a me non è stato concesso questo privilegio. Ho dovuto subire il suo odio senza aver modo di farmi conoscere, di farmi amare, né di farmi sostenere da lui..
Più pensava, realizzando quanto avesse tenuto nascosto anche a sé stessa il desiderio di un simile legame, che le permettesse di superare le sue paure di ragazzina inesperta, e i timori della potente eccelsa, più le lacrime continuavano a scendere lungo il suo viso, il collo e sul corpo che iniziava a scaldarsi per il movimento.
O forse ci siamo conosciuti ed amati.. forse mi hanno cancellato la memoria,e strappato da mia figlia! Ma chi? Perchè?
Pensieri orribili le si affacciarono in mente: i suoi istruttori potevano aver fatto qualcosa del genere per assicurarsi il suo pieno impegno? O qualche suo nemico che voleva indebolirla? Ma chi potrebbe odiarla tanto e averne i mezzi?
Mentre sentiva la sua mente venire invasa da simili domande e dubbi sentì la sua parte più forte reagire, prendere per mano la bambina spaventata che aveva trovato sulle dune e la donna disperata che aveva abbandonato la città e promettere loro che non solo qualcuno avrebbe pagato per tutto questo, ma che la sua forza non avrebbe avuto altro scopo che mettersi al loro servizio, per riconquistare la loro figlia, strapparla ai demoni e crescerla con suo padre.

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Fiamme e soli che illuminano il deserto

Il caldo del deserto sarebbe stato impossibile da affrontare senza i loro ufficiali sangue di drago a proteggerli dal calore del sole che oltre ad attaccarli dal basso, si rifletteva sulla sabbia cocente.
Ma Derves sapeva bene che non sarebbe stata l’ultima volta in cui avrebbe ringraziato Gaia per aver concesso simili doni ai suoi nipoti.
Aveva già marciato in quella zona anni prima, durante la sua prima uscita, e proprio contro i razziatori di seta blu, i precedenti signori fatati della zona che ora questo Fiamma Placcata d’Oro reclamava come propria. Quei maledetti erano sbucati dal nulla, sorprendendo tutti con la loro velocità sovrannaturale.
Ma questa volta l’atmosfera era molto diversa. Quattro legioni si erano messe in marcia da Gemma del Sud, una composta in gran parte da Calcabattaglie e armi d’assedio, e a guidare quello che ai suoi occhi appariva come un piccolo esercito era la Legione di Rubino, interamente composta da Sangue di Drago della Gens Rubina, alla cui testa Kururu indossava la più magnifica armatura che si fosse mai vista, e imbracciava fiera la sua lancia dell’Era Dorata, affiancata dal suo lupo e dai suoi due Shogun Solari: Hakurai e Xen Len. Il primo aveva un aspetto strano, diverso da quello che molti si erano immaginati per i solari.
I suoi lunghi capelli incorniciavano un volto che in pochi avevano visto sorridere, e l’enorme falce che portava dietro la schiena non rendeva il suo aspetto molto più amichevole. Vestito con una veste magica nera con decorazioni in Oricalco poteva apparire come un burocrate di alto grado che andasse in guerra.
Il suo compagno aveva un aspetto già più aderente alle leggende. Anche lui portava i capelli lunghi, ma dal suo viso non spariva mai un certo sorriso sereno che sembrava ammaliare tutti. Sebbene indossasse una armatura estremamente pesante a vedersi, massiccia e brillante, camminava con grazia ed eleganza.
Guardandoli bene vicini si notava che in effetti erano entrambi due uomini belli, affascinanti ma in modo diverso. Dove Xen Len appariva sempre come un sole radiante, Hakurai sembrava invece più schivo, riservato, un sole eclissato.
Ovviamente queste impressioni corrispondevano esattamente alle loro Caste, ma Derves non si sarebbe aspettato che i Solari aderissero tanto alle etichette della propria Casta.
Kururu però risaltava nettamente rispetto ai due compagni.
Innanzitutto i pochi veli che indossava non nascondevano molto del suo florido corpo, che appariva molto più abbronzato di quello degli altri due, e i suoi capelli rosa erano inconfondibili tanto quanto i profondi occhi azzurri.
E poi il mantello di Ahlat che pendeva dalle sue spalle le dava un’aria regale.
Derves era contento che avesse assunto il titolo di Grande Shogun, prima degli Shogun di Gemma del Sud. Come gran parte della popolazione si era sentito estasiato nel sapere del ritorno tanto atteso del loro messia, e sapere che non avrebbe cambiato troppo le cose aveva disteso parecchio alcune tensioni.
Se qualche studioso avesse notato questa tendenza sociale forse in un primo momento avrebbe potuto confonderla per cinismo, ma in realtà era seria preoccupazione dovuta al rigido stampo militare di Gemma del Sud. I suoi abitanti non erano nervosi all’idea di subire dei cambiamenti, ma che dei cambiamenti troppo improvvisi limitassero la loro capacità operativa, e quindi la loro possibilità di mostrarsi degni della ritornata Kururu.
Ma più di ogni altra cosa Derves era felice di andare in guerra.
Dopo decadi di attesa poteva finalmente scendere in campo guidato da Kururu, la dea solare che il suo popolo attendeva da più di mille anni.
Aveva lottato per dimostrarsi degno di entrare nei Soli Nascenti, e quando finalmente era riuscito a risvegliare l’essenza dentro di sé pregando ogni momento libero che lo spirito di Kururu scorgesse dentro di lui la forza, il suo carattere indomito e gli riconoscesse il diritto di brandire l’energia del mondo e canalizzarla contro i nemici del Sole Invitto, Derves aveva avuto un sentore. Lui, a differenza di suo padre e si suoi antenati avrebbe visto Kururu combattere e guidarli verso il futuro.
Il senso di realizzazione era forte, ma l’attesa della battaglia lo manteneva lucido, mentre osservava gli Shogun che li guidavano, cercando di imprimersi nella memoria ogni sillaba ed ogni dettaglio.

“Wai Tan-Junai!” gridò lo Shogun Terrah Rubina “Perchè state diminuendo la cadenza di fuoco? Io non ho dato alcun ordine del genere!”
Lo shogun della Legione della Torre vivente era rinchiuso dentro il proprio Calcabattaglie: Maglio della Fedeltà, un enorme figura umanoide dall’intelaiatura in Oricalco e la maggio parte delle placche esterne costruite in Giada Bianca, incisa in modo da dare un aspetto angelico al possente artefatto. Tramite un pettorale dei discorsi risplendenti la voce dell’aspetto terra risuonava forte, senza perdere nemmeno un briciolo della propria urgenza.
Non che all’imponente Terrah servisse usare troppo la voce per dimostrare la propria serietà Il suo volto scavato letteralmente nella roccia era severo, con i capelli tagliati alla militare in modo da non ingombrare, i due occhi neri quasi privi di bianco, del colore dell’onice.
Di fronte a lui apparve un aspetto aria piuttosto anziano, che indossava una armatura Yoroi da ufficiali, con i guanti però sostituiti da dei bracciali ricoperti di diversi strumenti di precisione, che si muovevano comandati dal pensiero dell’ingegnere magitecnologico.
Questi lasciò che l’elmetto dell’armatura si aprisse con il consueto rumore che indicava come l’interno non fosse più completamente sigillato.
“Mio signore, alcune delle apparecchiature rivelano fluttuazioni particolari. I miei strumenti indicano una reazione alle energie del wyld della zona che stiamo bombardando.”
“Un riflusso a causa del nostro bombardamento o qualcosa di diverso?”
L’ordine di Kururu era stato chiaro. Quando erano arrivati ai confini del territorio dei fatati si erano fermati e per attirare l’attenzione avevano iniziato a bombardare dall’esterno con tutto quello che avevano, ossia principalmente Cannoni ad Essenza, archi ad implosione e persino qualche balestra del tuono.
L’attacco non sembrava aver minimamente scosso gli ufficiali nemici, mentre agitava non poco la marmaglia fatata comune il non poter reagire ed affrontare gli invasori. Eppure gli ufficiali dei fatati, soprattutto nobili dall’aspetto fiammeggiante, continuavano a fermarli, senza rinunciare ad uccidere gli animi più turbolenti delle loro stesse fila.
Il bombardamento andava avanti ormai da un paio di giorni, senza risultati apprezzabili apparenti, ma Terrah era un comandante navigato e sembrava avere un certo intuito per il pericolo.
Sentiva che stava per accadere qualcosa di nuovo, e quindi era deciso a non interrompere nemmeno per un secondo lo sbarramento di fuoco.
“Molto probabilmente solo qualche corrente di particelle del Wyld causata dalle deflagrazioni. Un simile fuoco concentrato potrebbe alterare la zona a lungo andare.”
“Di quanto tempo stiamo parlando?”
“Circa altri tre giorni mio signore, poi inizieremo a registrare i primi casi di mutazione agli oggetti meno difesi.”
“Vuoi scherzare? Entro tre ore saremmo sul campo di battaglia. Ordina ai Calcabattaglie scout e comuni di attivarsi e tenersi pronti a spostare l’artiglieri pesante, ma senza smontarla!”
“Mio signore, ha ricevuto ordini? Perchè noi non abbiamo visto alcuna diffe..”
“Wai Tan-Juhan Keros! Da quando uno shogun dovrebbe discutere con un tecnico le sue decisioni! O quelle del proprio Gran Shogun?”
Il vecchio ingoiò la lingua e strinse i denti, comprendendo di aver passato il segno.
Finalmente aveva avuto occasione di mettersi in mostra, e lo aveva fatto così? Un errore che solo una recluta avrebbe potuto commettere.
Vedendolo sufficientemente colpito lo Shogun distese la voce.
“Diffonda gli ordini tramite gli altri Wai Tan-Juhan. Predisporre la modalità di sospensione di fuoco su tutti gli apparecchi attivi, e al termine di ogni operazione di ricarica tramite Calcabattaglie, questi non deve allontanarsi dal pezzo. Io manderò gli ordini ai piloti.”
“Si, mio signore.” e mentre il suo elmetto si richiudeva lo Shogun lo sentì diffondere gli ordini con voce ferma e sicura.
Questa situazione di cambiamento metterebbe in difficoltà chiunque, per fortuna noi ufficiali abbiamo avuto modo di conoscere meglio la nostra Solare, altrimenti sarebbe il caos. Ma per fortuna la nostra Grande Shogun sembra competente, anche se utilizza strategie molto particolari.
Ha portato solo quattro delle dieci.. nove legioni a sua disposizione.
Forse ha fatto bene, ne abbiamo appena persa una in un attacco terroristico, diretto a lei personalmente, è comprensibile non voglia aumentare troppo le perdite.
Se solo non sembrasse una ragazzina.. quel suo corpo e quella sua voce sono quelle di una ventenne che sta conoscendo la vita, non sembra quello di un navigato ed esperto guerriero.
Eppure anche gli antichi testi la mostrano così: bella, imperturbabile, quasi paradossale nella sua presenza tanto immanente sul campo di battaglia.
Era mentre osservava la Grande Shogun che i suoi sensori a lungo raggio si attivarono.
Qualcosa di grosso si muoveva tutto attorno a loro, accerchiandoli.
“A Me Mia Legione: prepararsi alla battaglia!”

“La Legione della Torre Vivente e del Corno della Vittoria al centro dello schieramento, a tutti gli altri, formate un anello intorno a loro. Proteggete la nostra artiglieria e poi prepariamoci a subire la loro carica!”
E Rubina iniziò a riportare gli ordini utilizzando le capacità del suo secondo, Armillar Rubina, un aspetto aria che affidò al vento gli ordini in modo che ogni ufficiale li ricevesse due volte, come da protocollo. L’aria sapeva di sabbia, tanta ne veniva sollevata da tutte quelle truppe in movimento, e il sole, che splendeva alto nel cielo sembrava brillare più intensamente, come se sentisse l’arrivo di una tenebra più pericolosa di una semplice notte, e di natura assai più aliena.
Rubina, chiusa nella propria armatura della Prima Era, forgiata per la prima vera Rubina, il primo amore di Kururu secondo le leggende, liberò la propria essenza fiammeggiante, per proteggere i propri uomini e potenziare i loro corpi, farli apparire più numerosi e minacciosi.
Kururu l’aveva voluta vicino a sé, ma aveva già predisposto che si dividessero la Legione Rubino in due, per poter agire assieme contro un unico nemico.
Alle loro spalle Hakurai e Xen Len guidavano l’offensiva a nord, mentre gli altri Shogun completavano il cerchio intorno ai calcabattaglie e alla loro artiglieria, che non fece in tempo a sparare nemmeno un colpo, perchè dallo schieramento nemico, ormai chiuso ad anello tutto intorno a loro, uscì la prima legione nemica, guidata da una creatura che sconvolse profondamente Rubina.
Era qualcosa di più di un fatato. Pareva l’incarnazione stessa di Hesiesh visto com’era avvolto dalle fiamme. Eppure ogni sua fiamma sembrava brillare da sotto un velo d’oro, e i suoi stessi occhi erano sì al calor bianco, ma velati d’oro, tanto che da distante pareva in tutto simile ad un solare.
Solo il perfetto ovale del suo volto, contratto in una furia bruciante in grado di annichilire con lo sguardo, dichiarava apertamente la sua natura di Nobile Fatato.
La sua spada fiammeggiante sembrava non guizzare, ma ricoprirsi di esplosioni di fiamma non dissimili agli archi della corona solare che Kururu amava osservare durante le eclissi delle calibrazioni.
Decisamente quello è l’allievo di qualcuno che ha osato sfidare il Sole, il suo potere è palpabile.
Era tanto luminoso che ogni cosa, persino la sua stessa aura sembrava tenebrosa, e solo le aure dei tre solari riuscivano a stagliarsi, quasi pari a quella dell’avversario.
Ma se sembrava tanto terribile a vedersi, il suo attacco fu anche peggiore.
10.000 fatai tutto attorno a lui lo seguirono in quella che sembrò una carica di un istante, e quando giunse abbastanza vicino da sferrare i propri attacchi, Kururu sentì la sua fiamma farsi piccola di fronte a quella dell’avversario, mentre tutta l’aria attorno a loro iniziò a scaldarsi improvvisamente mozzando loro il fiato.
Fu allora che Kururu apparve di fronte allo schieramento, ed esponendo il proprio corpo ispirò nova fiducia alla truppa, che riuscì a frenare il colpo, sebbene gran parte del merito fosse dei poteri della Solare.
Quando Fiamma Placcata d’Oro lanciò la sua sfida la schiena di ogni eccelso venne percorsa da un brivido, poiché la rabbia di quel fatato sembrava colma di giustizia, e la sua ambizione senza limiti.
Persino Kururu sembrò essere meno sicura di sé stessa di fronte ad un simile assalto fisico, spirituale, emotivo e mentale.
Quando poi l’attacco, tanto brutale e potente si ripeté fu praticamente solo Kururu ad impedire che il calore degli assalti nemici distruggessero la prima linea.
Ma fu la stessa tattica del nemico a salvarli.
Accerchiati da ogni lato, spinti, compressi dalle salve di artiglieria nemiche e dalle loro cariche, tutti si ritrovarono di nuovo come a casa, colmi di potenza che era rinchiusa, colma di potenza che attendeva di venire sprigionata.
Aspettava l’aiuto della Legione del Bosco, e di Hakurai e Xen Len per aprire un varco attraverso il quale liberare tutta la potenza di Gemma del Sud.

“Uomini, noi che calchiamo la terra del fuoco e ne apprendiamo i segreti, noi che camminiamo sotto il sole benedetti dalla sua luce, se mai c’è stato nel vostro cuore il desiderio di emulare un Vulcano questo è il momento: SPINGERE!!!!”
La voce dello Shogun Tyros si diffuse con tanta forza tra i suoi ranghi ce sembrò fosse il suo urlo a muovere le fila della Legione del Vulcano, e farla muovere con tanta forza.
Avvolto nella sua armatura Gunzosha lo shogun stava caricando di essenza la propria arma per guidare lo scontro, e non vacillò, nemmeno quando vide i colpi dello shogun Hakurai mancare vistosamente il cuore dello schieramento, limitandosi ad infliggere perdite minori all’immane orda di fatati mostruosi guidati da un energumeno rabbioso e urlante.
Anche i colpi del possente Xen Len sembravano privi di efficacia, mentre un possente pugno del suo calcabattaglie veniva respinto dagli scudi avversari tra urla e insulti.
Ma il momento peggiore, la vera sfida per Tyros scattò nel momento in cui vide Kururu proclamare tutta la propria rabbia e sete di sacra giustizia al fatato senza riuscire nemmeno a sfiorarlo.
I suoi più stretti ufficiali si accorsero della sua momentanea esitazione e per un istante guardarono nella direzione in cui lui era sbiancato invece di seguire solamente il loro assalto.
Avvolto dal proprio sudore iniziò a sentire la propria armatura, riadattata sul suo corpo poco tempo prima, come estranea, e la presa sulla sua arma divenne meno salda, resa viscida dal freddo sudore della paura.
Non può essere, lei è Kururu, dovrebbe condurci alla vittoria, ma non riesce neppure a colpire il nostro avversario..
Tyros sentì con il cuore simili pensieri scavare una ferita mortale nel cuore suo e dei suoi ufficiali, ma lui non era guerriero da fermarsi per una ferita. Richiamando tutto il proprio ardore colpì con lo scudo uno degli ufficiali urlando adirato: “Cosa diavolo fate misere salamandre??!! Concentrate il vostro attacco! Come potete guardare la nostra Gran Shogun aspettandovi che vinca per voi una battaglia che avete appena abbandonato! Non voletela vostra occasione per essere eroi e dimostrare il vostro valore?”
Riscossi dal rimprovero i sangue di drago si accorsero di quanto stupidamente si stessero comportando, e come un sol uomo portarono a segno il loro compito e si misero nella nuova posizione. I più valorosi tra loro si armonizzarono istantaneamente con la nuova corrente che stava percorrendo il campo di battaglia. Tutto sarebbe iniziato quando la nuova formazione avesse assunto la propria forma.

Il silenzioso generale della Legione del Bosco osservò il campo di battaglia e con la mano ricoperta di rovi indicò un punto dello schieramento nemico. Seguendo le gocce cadute dal suo arto sanguinante, i suoi cavalieri si disposero come un cuneo perfetto dietro di lui.
Si erano avvicinati in silenzio, senza attirare l’attenzione, ed ora erano pronti a sfondare le fila nemiche per liberare da quella terribile morsa i loro alleati.
Tutti trovarono curioso, e di buon auspicio che proprio Dedito all’Amore, rinchiuso in una armatura di rovi spinosi per scontare i propri misfatti verso la sua sposa, Bocciolo della Fioritura, e riconquistarne la fiducia e l’affetto, scatenasse per la prima volta da anni la sua furia combattiva per liberare un amico da una stretta altrettanto dolorosa e importante.
Solo Dedito all’Amore non seguiva quella linea di pensieri: nel suo dolore aveva occhi solo per la battaglia.

“Guardate dove ha colpito lui e mirate in quello stesso punto, non un metro di differenza! Caricate! FUOCO” e la voce di Montagna Rubina venne sovrastata dal sibilio di 1500 Picche a Shock che si caricavano e istantaneamente liberavano il loro mortale dardo d’essenza come una pioggia di dardi dorati contro il nemico.
La stessa Montagna Rubina aveva sollevato senza sforzo il proprio cannone ad essenza, un cannone che nemmeno tutti i Calcabattagie potevano operare agilmente, e lei lo utilizzava con una sola mano, mentre nell’altra brandiva un enorme maglio in giada rossa.
Ma per quanto spettacolare fosse a vedersi il suo assalto non era stato nulla in confronto a ciò che era accaduto nel punto a cui stavano mirando
Lo Shogun Hakurai aveva evocato dal nulla le immagini dei morti e le aveva messe al proprio servizio per attaccare i suoi nemici, e a quel punto si era lanciato in mezzo a loro falciando i suoi avversari come spighe di grano. Ogni fatato che cadeva tranciato in due dalla sua immane falce in lunargento sembrava divenire pallido, mentre cerchi di essenza d’oro e argento ricoprivano il solare, che mostrava ad ogni fatato la sua anima venire assorbita e sconfitta dalla sua forza.
Avvolto da un esercito di fantasmi Hakurai aveva gridato mentre annunciava che la bocca dell’inferno si stava spalancando per i nemici del Sole Invitto e dei suoi figli, e difatti la terra aveva tremato, e una bocca di tenebra e fiamme aveva accolto i fatati tanto folli da non arrendersi a lui.
L’esibizione aveva un po’ turbato gli uomini, ma la sua efficacia li aveva galvanizzati, e ora tutto lo schieramento si dirigeva a nord, pronto a sfondare le linee nemiche per liberarsi e poi dare il via ad un nuovo assalto.
“A tutti gli Shogun e gli ufficiali: concentrate il fuoco sul capo di ogni schieramento nemico. Ognuno di loro indossa alcuni degli artefatti che stanno mutilando i nostri uomini.” l’ordine arrivò dalla voce ben conosciuta di Xen Len direttamente in ogni tuta degli ufficiali dell’esercito.
Fu solo a quel punto che Montagna si concesse di girarsi per osservare come se la stesse cavando quello strano shogun dall’aspetto per niente muscoloso o torreggiante, eppure così forte.
Quello che vide la fece quasi star male dall’emozione.
Il calcabattaglie dello Shogun stava venendo preso a bersaglio da una raffica di giavellotti nemici, giavellotti che sembravano traiettorie luminose bluastre, che dopo aver volato in linea retta aprendosi, avevano compiuto una virata impossibile creando un reticolo cristallino il cui vertice era costituito esattamente dal cuore del pilota.
Ma Xen Len non era un comune pilota: riscaldando i guanti del calcabattaglie e immergendoli nella sabbia sollevò due enormi blocchi di vetro che rifrassero contro gli arcieri nemici i loro stessi colpi.
Non contento aveva sollevato un altro muro di sabbia fra sé stesso e la truppa avversaria, e mentre questi erano accecati aveva afferrato un behemoth che lo stava caricando, una gigantesca bestia tozza fatta di magma, e lo aveva scagliato attraverso tutto il campo di battaglia, decimando le truppe avversarie, mentre i suoi diretti antagonisti avevano potuto solo vedere il volo del behemoth una volta che la parete di sabbia si era dissipata.
Ma la vista delle truppe loro alleate maciullate dall’enorme carcassa fu più che sufficente a fare vacillare l’intero esercito.

Derves era pronto, al fianco del suo shogun, Illuminata Saggezza, a scaricare la propria energia contro quei bastardi fatati, ma prima ebbe modo di vedere le più spettacolari scene di battaglia a cui aveva mai assistito.
Kururu e Rubina, utilizzando ogni stilla dei propri poteri avevano iniziato a vorticare assieme alle proprie truppe in una febbricitante danza di morte, tanto calda quanto luminosa, e mentre Rubina attaccava assieme alle truppe vicine, ricoprendo con scudi di fiamma i suoi uomini, per poi apparire da tutt’altra parte, Kururu sembrava marciare inarrestabile verso ogni avversario, decimandone le forze con un solo attacco, che era sufficiente a terrorizzare gli avversari e farli scappare via urlando.
Fu allora che vide gli occhi dei suoi compagni riempirsi come i suoi di quella luce dorata, che iniziò a brillare sui loro corpi, sulle loro armi, prima di venire scaricata addosso alla truppa di fatati più vicina.
In questo caos di aure elementali e dorate tutto apparve scuro per un attimo, mentre alcune nuove fiamme brillavano in tutto il campo di battaglia, oscurando persino la fiamma dell’odiato Fiamma Placcata d’Oro.
Dal petto di ogni fatato e behemoth sul campo di battaglia apparvero enormi fiamme di un bianco purissimo, che non risparmiarono neppure il generale nemico. Illuminata saggezza pareva trasfigurato in questo colpo e in questa azione tanto pura quanto aggressiva contro le creature del caos. Non appariva più nemmeno un sangue di drago, ma una fiamma dorata del sole intenta a bruciare le ombre di un incubo senza senso.
E ogni suo uomo si sentì un dio in quel momento.

“Cosa Malf… CAMBIATE BERSAGLIO, è un ordine!” Per poco allo shogun Terrah non venne un infarto nel vedere le due legioni di cavalieri fatati andare a predisporsi attorno allo shogun Hakurai.
Era già pronto, aveva mirato alla testa di quel fatato tanto sfrontato da pensare di poter attaccare in due legioni uno solo dei suoi colleghi Shogun.
E invece quei bastardi si erano sottomessi a lui.
La cosa era una grande notizia. Conosceva quei cavalieri, e sapeva come fossero una spina nel fianco, con la loro mobilità estrema e la loro crudeltà pari solo alla loro tecnica.
Ma per fortuna c’era altro da fare, e ben altri bersagli a cui mirare.

Tyros osservò a lungo i propri ultimi bersagli. Erano adornati di fiamme, come gran parte dei fatati accorsi sotto lo stendardo di Fiamma. Aveva sperato di trovarsi contro di loro.
Dei quattro grandi gruppi che avevano di fronte erano subito stati loro a richiamare la sua attenzione. Indossavano elmi molto elaborati, e le scritte sui loro scudi erano offensive: Signori della Fiamma.
Tyros aveva sperato di poter dimostrare chi fossero gli unici signori delle fiamme in quella battaglia. I sangue di drago ed i suoi uomini, adepti dello stile della pietra e delle fiamme, secondo l’esempio di Saman Darala, il fondatore della loro legione.
“Decisamente ora proverete cosa significhi una fiamma in grado di bruciare la pietra, e una pietra che nessuna fiamma può consumare.”
Con un ultimo assalto Tyros e i suoi uomini assalirono le truppe nemiche agitando i propri magli avvolti da fiamme, utilizzando anche gli scudi e i loro stessi corpi nell’assalto, che si rivelò ancora più brutale ed efficcace delle aspettative.
Tyros fece appena in tempo a fermare i propri uomini per osservare come Kururu e Rubina difendevano le proprie legioni, con qualche perdita, ma senza cedere più nemmeno un passo.
Nessuno avrebbe saputo definire il momento di passaggi ma Tyros seppe di aver vinto nel proprio cuore come comandante quando vide gli sguardi famelici dei suoi soldati ed ufficiali guardare con furia Fiamma Placcata d’Oro e con stima e desiderio il loro Grande Shogun.

Montagna Rubina si concesse un istante per osservare con gioia tutte le unità che la circondavano.
La battaglia era iniziata molto male, con le forze nemiche tutte intorno a loro, pronte a massacrarli in una carneficina senza eguali nella seconda era.
E ora le forze del Sole Invitto, di Gemma del Sud, di Kururu erano disposte ad arco attorno a ciò che rimaneva del nemico: un centinaio di homuncoli che proteggeva un nobile fatato, un grande nemico della Creazione, un ambizioso Raksha che minacciava il monco con la sua ambizione.
Uno sconfitto.
Mentre nel suo caso sentiva il conto alla rovescia per l’attacco finale alle truppe nemiche cercò di calcolare l’energia che si sarebbe scatenata contro Fiamma Placcata d’Oro.
Quaranta calcabattaglie, centinaia di armi ad essenza, un migliaio di Picche Shock e Mazze Possenti, migliaia di frecce d’essenza o qualunque altra schifezza lancino i fatati asserviti ad Hakurai.
“Ingoia questa di ambizione bastardo!” gridò a squarciagola nel microfono. Era contro il regolamento, ma i suoi uomini la amavano anche per questo.
Anche perchè in realtà nemmeno lei riuscì a sentirsi sopra il grido di più di diecimila uomini e donne che lanciavano il loro grido di vittoria nello scagliare l’ultimo attacco.

Rubina sentì della vera e propria eccitazione fisica assalirla nel vedere Xen Len balzare in aria e colpire il suolo, scagliando verso il cielo Fiamma Placcata d’oro, che cercava di mantenere una dignità nella sconfitta. Ma quando Hakurai apparve alle sue spalle, una enorme corona solare dietro l’astro nascente di Fiamma Placcata d’oro, che scomparve all’interno del colpo abbagliante del solare, dimostrandosi solo un astro di seconda categoria rispetto ai suoi avversari, Rubina comprese che era davvero arrivata e si girò ad osservare Kururu che ancora dava ordini alle truppe affinchè ogni uomo dell’esercito potesse colpire il nemico ancora in volo, perchè ognuno si sentisse partecipe della sua definitiva sconfitta.
Era sempre stata dura, efficace, ma mai si era sentita donna come in quel momento, appagata per una vita di attesa e sacrifici, nella speranza che la signora di Gemma del Sud, la più abile guerriera del Sud apparisse nella sua vita e la conducesse ad una nuova vita.
Non aveva mai considerato di potersi innamorare di lei, e fu sollevata nel rendersi conto che non era amore quello che provava, ma qualcosa di più.
Devozione senza confini, in quel momento Rubina seppe che avrebbe fatto qualunque cosa per Kururu, senza mai tirarsi indietro, e che avrebbe dedicato a lei la propria vita.
Era talmente immersa nella propria gioia che quasi non vide Dedito all’Amore gettarsi contro Fiamma Placcata d’Oro e abbracciarlo, facendosi consumare dal suo fuoco, riemergendo da quell’enorme colonna di fuoco cambiato: un guerriero coperto d’argento che si inginocchiò di fronte a Kururu per consegnarle le spoglie del nemico.

Fiamma Placcata d’Oro non è più, e può iniziare una nuova fase per il sud e per i nostri eroi.

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Il terrore dilaga

Xen Len inizia subito il suo scontro con il proprio luminoso avversario ricevendo un enorme colpo ad entrambi i fianchi.
Le sue difese sono tali da riuscire ad impedirgli di subire alcun danno, ma la sua armatura invece subisce un fato ben diverso e viene privata di potere ad ogni colpo.
I due iniziano a cercare di afferrarsi e colpirsi, ma sembra ben presto avere la meglio Danderios, che sebbene non riesca a ferire il solare ne colpisce a mazzate l’armatura, riuscendo infine a disarmonizzarla, rendendola un peso sul corpo dell’avversario.
Il solare continua ad agitare le quattro braccia contro l’avversario, ma i due martelli di Danderios sono tanto veloci nella difesa quanto implacabili nell’attacco.
Persino il famiglio di Xen Len, un Topo Bianco, da sempre un emissario del Sole Invitto, abbandona la spalla di Xen Len per accomodarsi su quella di Danderios.
Ha quindi inizio una lunga fase di prese fra i due in cui Danderios continua a stringere fra i manici delle sue due armi il collo dell’avversario, cercando di denigrarlo ed umiliarlo, mentre Xen Len sembra non volersi proprio arrendere.
Anzi lo sfida e lo accusa di essere solo un arrogante, ed è in quel momento che Danderios lo solleva: “Forse invece io conosco i piani del Sole Invitto!” quindi lo scaglia contro la moto, spaccandola definitivamente.
Immergendo nella sabbia le teste dei martelli Danderios inizia a lasciare ai propri fianchi scie di vetro mentre avanza verso il solare.
Questi alzandosi e scagliandosi contro di lui risponde: “Io vedo solo un folle che sta prendendosela con i miei oggetti!”. Danderios blocca i suoi colpi sollevando due archi di vetro fuso che incastrano i pugni di Xen Len, bloccandolo.
Quindi l’avversario mentre risponde ha tutto il tempo di soffocarlo lentamente.
“Quando il saggio indica il cielo, solo lo sciocco osserva il dito.”
E mentre Xen Len sta svenendo vede Danderios posare il sorcio vicino alla sua testa, ormai semisepolta dalla sabbia.
“Coraggio, la prima lezione è sempre la più dura.” quindi lo sconosciuto, di cui Xen Len crede di aver già sentito il nome, si dirige ai resti della moto dove in pochi secondi la ricostruisce migliore di prima.“Consideralo il tuo blocco degli appunti.”
Quindi Xen Len sviene.Kururu e Haurai si fanno trasportare da Dedita alla Daiklave al santuario del Sahel Dorato, dimora celeste di Ahlat, che offre finalmente un patto: se Kururu e i suoi amici uccideranno Wong Bongerok, lui celerà agli occhi del Fato Gemma del Sud.La prova ovviamente non è semplice e i nostri solari sono giustamente spaventati da un compito tanto arduo, specie visti i problemi interni.
Kururu chiede anche un maggiore aiuto proprio con questi incidenti, ma Ahlat e Deidta alla daiklave sembrano scioccati. “Ciò che mi chiede potrebbe anche costarmi la testa, eppure non sei in grado di proteggere neppure la tua stessa terra da sola?”
Ai due solari non resta che ritornare a Gemma del Sud per elaborare un piano ma quando arrivano un nuovo “incidente” ha macchiato di sangue la regione.
In una delle arene meccanizzate da addestramento qualcuno ha attirato e separato un nutrito gruppo di soldati, e dopo aver tolto i meccanismi di sicurezza ha fatto esplodere le bombe da addestramento, uccidendoli.Un migliaio di soldati sono così periti.Nel frattempo Xen Len viene recuperato da uno degli Auroch di Ahlat, e riprende la traversata del deserto.

A Gemma del sud le indagini non sembrano rivelare moltissimo. Hakurai ha compreso che chiunque sia stato ha una profonda motivazione emotiva nel farlo, e che si sente ampiamente soddisfatto dai risultati. Eppure non lascia tracce.La sera, un investigatore fornito da Ahlat dice di aver concluso l’analisi della prima scena: chiunque sia stato non ha lasciato la minima traccia, e doveva conoscere perfettamente la zona e i ritmi dei suoi abitanti.
Kururu decide di chiedere aiuto al Culto degli Illuminati e chiama Jak, un diacono, affinchè sopraggiunga a chiarire la situazione.
Durante la notte Kururu pattuglia mentre Hakurai riposa in uno stato di profonda meditazione.Tutti e due notano il boato di una esplosione a est, dove si fiondano entrambi.
Il primo ad arrivare è Hakurai, che non può che osservare il vulcano dove era apparsa Chihiro crollato su sè stesso, trascinando con sè gran parte della zona e almeno un migliaio di persone.Qui sente di nuovo lo stesso odio, ma non la stessa soddisfazione.
“Uccidere dei civili” deduce l’Eclisse “Non gli basta, non gli piace.”Kururu non può che cercare di dare una mano con i soccorsi e cercare di confortare i superstiti, ma le parole: “Sono stati presi tutti i provvedimenti necessari a garantire la sicurezza della zona” non sono mai suonate tanto vuote e false.
L’investigatore di Ahlat ha appena esaminato la seconda scena del crimine e dice che chiunque sia stato non è un esperto di magitecnologia, ma deve aver seguito delle istruzioni scritte. INoltre afferma che l’escalation è sempre più eclatante e teatrale, quindi il prossimo obiettivo sarà probabilmente un bene primario quali l’acqua o il cibo.
Dopo qualche ora di lavoro Kururu, che sta tornando a casa viene raggiunta da una pattuglia della guardia cittadina mentre gli allarmi cominciano a risuonare.

Nel frattempo Hakurai ha iniziato a preparare dei fogli in cui verga attacchi sociali scritti per smascherare chi sia stato.

Quando entrambi sopraggiungono al luogo dell’ennesimo incidente la scena è ancora più terribile.
Due calcabattaglie hanno devastato un edificio. Uno sembra essere stato usato come proiettile contro la caserma della Legione della Primavera (una delle dieci, la più giovane e debole) mentre l’altro ha massacrato tutti quelli che ne erano usciti. Entrambe le camere di pilotaggio risultano vuote, e i due calcabattaglie risultavano come disattivati.
Kururu organizza una sola grande cerimonia funebre per tutte le vittime, e Hakurai la sfrutta per spargere i suoi attachi sociali, che però non rivelano nessuno.

Sopraggiunge Xen Len, che riceve e da i ragguagli del caso, quando Rubina sopraggiunge con un’altra notizia.Il cibo dei magazzini è stato avvelenato. Il contagio è stato scoperto solo grazie alle ispezioni straordinarie ordinate da Kururu, e Xen Len e gli scienziati della regione cercano di capire cosa sia accaduto.
La tossina è sia fisica che spirituale, e sembra colpire solo il cibo raccolto, non i tessuti viventi attivi. Inoltre è stata diffusa almeno una settimana prima.
Dato l’altissimo numero di persone coinvolte nell’immagazzinamento la paranoia aumenta poichè sembra impossibile determinare o perlomeno circoscrivere i sospettati.

Xen Len inoltre determina un tenue collegamento fra le varie scene: il primo sabotaggio è quindi l’avvelenamento dei magazzini, e solo delle guardie cittadine avrebbero avuto accesso a tutti i magazzini. Il primo massacro è stato fatto in una caserma di guardie cittadine, che sono state le prime a recarsi sia in quel luogo che sulla seconda scena del crimine, al massacro del campo d’esercitazione. Qui molte armi e armature rovinate sono state prese e portate alla forgia del vulcano, dove i primi ad arrivare sono stati i giovani della Legione di Primavera.
Infine l’ultima scena è stata proprio alla sede centrale della Legione di Primavera.Mentre cerca di prevedere la prossima scena del crimine Kururu ordina a lui, Rubina ed altri generali di disporsi attorno alla piramide centrale, sede di ogni calcabattaglie, poichè temono sia quello il collegamento.

Hakurai invece è stato chiamato ai confini della sfera, dove lo aspetta un corriere di Chihiro con le documentazioni da ella raccolte ad An-Teng sul Satrapo e la Rosa Nera.
Mentre rientra al centro della regione una nuova esplosione sparge l’ultima ondata di terrore nella regione: la Fattoria Cattedrale è appena esplosa in una terrificante deflagrazione d’essenza, seguita dall’ormai temuto canto dei corni d’allarme, e dalle grida disperate della popolazione e dei suoi signori, a quanto pare incapaci di arginare i propri nemici nella propria casa.

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Una storia d'argento 1

_Chihiro si liberò facilmente della complicata situazione nella quale si era incastrata al Porto delle Fauci del Drago.
Non aveva intenzione di farsi invischiare ancora in quella bizzarra situazione, non le apparteneva davvero. Pur essendo il suo ambito di specializzazione a lei non importava nulla di An Teng. Lei voleva solo raggiungere il tempio che aveva visto in sogno, e scoprire qualcosa di più sulla Regina Gatto.
Quindi affidò ad un corriere i documenti riguardanti sia il Satrapo che la Rosanera, e li mandò ad Hakurai, affinchè decidesse cosa farne, lei stava per abbandonare la civiltà per immergersi nella profonda giungla della Falce Silente, una delle zone più pericolose della Creazione.

L’ufficio di Shuri lo Scarlatto era un luogo relativamente tranquillo. Il dinasta, con i suoi lunghi capelli biondi e gli occhi color del cielo, non amava il disordine, e sebbene non fosse esattamente un ufficiale da manuale sapeva apprezzare l’efficenza.
Per questo non lasciava mai la sua stanza se non aveva compilato ogni documento ufficiale che non fosse riuscito a delegare ad uno dei suoi sottoposti, e accoglieva personalmente i propri ospiti senza per offrire loro nulla da bere o da mangiare, quello era un ufficio, non una sala mensa o una locanda.
Era un periodo di una certa importanza per Shuri: il ritorno dell’amica Ejava, i piani per distruggere il Satrapo, e nonostante tutto riusciva, nella sua stanza, a ritrovare un certo equilibrio gettandosi totalmente nell’analisi del proprio lavoro.
Leggere rapporti sul comportamento dei dinasti presenti nel regno, sulla dislocazione delle truppe, sui Culti illegali, era per lui la norma, e lo rassicurava doversi occupare di simili faccende, che avrebbero invece atterrito chiunque altro.Ma Shuri temeva solo una cosa, un annuncio da una voce che improvvisamente risuonò nella stanza.“Buongiorno Shuri, ho saputo che hai qualche problema ultimamente.”
Il dinasta trasalì, odiando profondamente la propria reazione istintiva, e ancora di più la figura ammantata che era apparsa dal nulla nella stanza.“A parte la tua presenza? Nulla che non possa gestire!”
“Andiamo, non essere così antipatico: parlo della presenza di documenti comproettenti riguardanti te e la Rosanera, e altri riguardanti il Satrapo.”
“Immagino sia inutile chiederti come hai fatto a scoprirlo vero?”
“Ho scoperto che il vostro amico spia era un doppiogiochista, che possedeva documenti sia su di te che sul satrapo, ma lui avrebbe probabilmente temporeggiato ancora un pò. Io so però cosa vi ha consegnato i vostri documenti.”
“E’ quel COSA che mi preoccupa, so affrontare i CHI, ma i cosa…”
“Una lunare, giovane, ha scoperto lei le trame del vostro amico e ha consegnato a voi i vostri documenti e al satrapo i suoi. E ora sta abbandonando la città. Deve essere molto astuta o davvero demente.”
“Beh, immagino che siamo a punto e a capo allora no?”
In tutta risposta la figura ammantata estrasse dal nulla una pila di documenti, che depose sulla scrivania dell’ufficiale.“Immagino di doverti ringraziare, ma so che non sei apparso solo per aiutarmi vero? E tua sorella è parte di quello che stai per dirmi, me lo sento.”
La figura ammantata sembrava un pò imbarazzata, tentennante, ma riprese presto a parlare:
“Voglio che venga al Nord, con me, c’è una città della Prima Era che ora è sicura, e ho uomini in gamba, abili, coraggiosi, ma mi mancano dei leader capaci. Voglio che tu sia uno di loro.”
Shuri fissò il suo ospite negli occhi, quasi a testarne la sincerità prendendosi qualche minuto prima di rispondere.
“Allettante, ma io amo questa terra, come la ama tua sorella. Questa ora è la nostra casa. Non potrei mai abbandonare i risultati che stiamo ottenendo qui.”
“Non ho mai detto che sarebbe per sempre o solo in quella città. Ad attenderci lì c’è una flotta volante della Prima Era, capace di attraversare la Creazione in poche ore.”Shuri rimase di nuovo attonito. Il fratello della sua donna apparteneva ad un altro mondo, un mondo i cui Shuri, che non aveva mai temuto nulla e nessuno, si sentiva inadeguato.E non era l’unico ad essere rimasto profondamente turbato dal suo primo incontro con quell’uomo.“Ho promesso alla Rosanera di aiutarla, non potrei mai spezzare la nostra amicizia.”
“Beh… a questo punto.. una città della Prima Era, armamenti, una flotta volante… credi potrebbe esserne interessata?”Shuri lo guardò negli occhi, dapprima scettico, e poi sempre più rassegnato.“Cercherò di spianare la strada, ma sai che ti odia vero? Non era mai stata sconfitta prima di quel giorno.” E non lo sarà più se sarà ai miei ordini. Concluse mentalmente il solare, svanendo nell’ombra. _

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Un tramonto argenteo

Chihiro ha finalmente raggiungo Porto delle Fauci del Drago, dove inizia ad investigare un pò sulla situazione.Qui dopo solo un paio di giorni, evitando pattuglie della famigerata Legione Vermiglia, scopre che la Rosanera, assieme a Shuri lo Scarlatto, sta complottando per far cadere il Satrapo, Joras Ragara, utilizzando i servigi di una spia aspetto Aria, che però Chihior ha visto incontrarsi segretamente anche con Joras stesso, promettendogli di fornirgli i documenti necessari a distruggere la reputazione della Rosanera e di Shuri e incriminarli per alto tradimento.
Chihiro, indecisa sul da farsi saccheggia la casa di questo agente doppiogiochista, e consegna alla Rosanera parte dei documenti che la spia aveva raccolto contro di loro, e a Joras parte di quelli che la spia aveva raccolto contro di lui.
Il risultato è che le attività di entrambe le fazioni rimangono bloccate, lasciando a Chihiro più tempo per decidere sul da farsi.

E’ per questo che si decide a partire per esplorare le giungle della Falce Silente, la zona più selvaggia e pericolosa di An-Teng, che però la richiama con insistenza, forse anche perchè diversi lunari sono spariti nella zona, e sente di dover fare qualcosa.Destan si inoltra nel profondo sud, smarrendosi nel wyld, dove dopo settimane di meditazione sembra riucire ad evocare a sè quella persona che aveva già contattato durante la “scampagnata” nella Prima Era.Un giovane siderale le si presenta di fronte, ed è sua nonna,ma sembra terrorizzata da quello che Destan ha fatto: rischia di destabilizzare la trama stessa del fato, e solo perchè si trovano nel wyld la Creazione non rischia, ma Destan vorrebbe portarla con sè per ritrovare il libro.La siderale però non è d’accordo, e anzi teme il libro. Rivela a Destan che il libro non è della Creazione, ma il tesoro più prezioso di un demone, e che quel libro è in grado di corrompere chi lo sfoglia.
Le menti deboli infatti vengono plagiate attraverso l’arte e trasformate in servitori del demone, fino alle estreme conseguenze.
La siderale invita quindi la lunare a disfarsi del libro, ma quando scopre che è considerato praticamente un cimelio di famiglia che tutti leggono il suo consiglio è ben diverso. “Devi ucciderli, o non saranno mai liberi”.Mentendo spudoratamente Destan la rassicura, e la rilascia nel wyld, mentre si accinge a ricreare dal wyld il libro, riuscendoci per un soffio.Estasiata dal risultato decide di tornare al Nord immediatamente e sistemare i problemi di famiglia.

Kururu parte per l’ovest, deciso a massacrare la Corte del Bosco, la più piccola enclave della zona.Mentre viaggia però viene incrociato proprio dai diplomatici di questa corte: Bocciolo della fioritura, una delicata e aggraziata Diplomatica, e il suo compagno Dedito all’Amore, un torreggiante guerriero ricoperto di spine che non fanno altro che straziarlo ad ogni movimento e respiro.
Bocciolo svela che Med’an, il signore del Bosco, desidera allearsi con Kururu, per difendersi dall’implacabile avanzata di Fiamma Placcata d’Oro, un potente signore della guerra fatato che desidera impossessarsi di un tesoro custodito nel Bosco per poi muovere guerra al resto della Creazione.
Med’an invece chiede solo un accordo di reciproco sostegno economico e militare, in cambio della pace.Kururu non sa bene che fare, vorrebbe parlarne con i suoi compagni, ma alla fine decide di accettare un incontro con il signore del Bosco, in compagnia di Hakurai, e accetta anche un regalo di cento buoi da parte dei fatati che gi permettono di eseguire un potente rituale di preghiera verso Ahlat, che appare di fronte a Kururu sorgendo dal sangue dei cento tori sacrificati.La potente divinità non è del miglior umore possibile: è lieta di vedere Kururu prosperare, ma tee che lei unificherà il sud in una unica nazione, ponendo fine a tutte le guerre, e quindi anche al suo potere.Inoltre la richiesta di Kururu di nascondere nuovamente alla trama del fato Gemma del sud costituisce un crimine, quindi Ahlat si riserva di pensare ad un favore da chiedere in cambio di un simile rischio. Se Kururu accetterà Ahlat nasconderà Gemma del Sud, che nel frattempo è visibile a tutti.
Quindi si dirige verso Gemma del Sud.

Hakurai è arrivato a Gemma, dove, grazie alle sue capacità, riesce subito a farsi alloggiare in una taverna oscenamente ricca e lussuosa. L’incontro con il Despota è una gemma di capacità: raccontando di essere l’emissario di una piccola tribù che vive in una oasi ricca d’acqua, ma povera di ogni altra risorsa, e di essere disperato riesce a strappare un ottimo prezzo al Despota, che gli è doppiamente riconoscente per avergli permesso di fare un’ottima figura con i suoi nobili, che si sono trasformati in lacrimevoli sciocchi di fronte alla storia strappalacrime di Hakurai.L’accordo è siglato, ora manca solo l’Oasi, ma questo è un piccolo problema per chi conosce un Crepuscolo.
Xen Len cerca di costruire in santa pace il proprio veicolo per attraversare il deserto, ma sia Kururu che Hakurai tornano a Gemma del Sud con novità e richieste.
Kururu ha bisogno di Hakurai per siglare il patto con il Bosco (e studiarlo in effetti), mentre Hakurai ha bisogno di Xen Len perchè plasmi dal nulla un villaggio.

Prima Xen Len soddisfa le richieste di Hakurai, quindi torna a Gemma del Sud a finire la propria motocicletta volante.Hakurai invece si reca a Gemma per far partire la prima carovana, ma viene fermato al Mercato del sole da Ranlea, una donna che dichiara di essere sua sorella (Hakurai intende sia una Notte), e che lo interroga sui suoi piani riguardo Gemma. Se infatti vuole davvero fare affari con Gemma è a LEI che deve chiedere il permesso, in quanto la manovra dalle ombre assieme ad altri solari.Hakurai accetta e pensa di buttarsi, oltre che nel commercio dell’acqua, nelle lotte legali e illegali. La sua ovvia intenzione è di scatenare Kururu e Xen Len.Quindi dopo un focoso amplesso amichevole (in cui peraltro Hakurai rimedia una ben barbina figura) l’Eclisse si muove nel mercato del sole, dove acquista una compagnia di barbari del sud armati di strane asce di ossidiana e giada rossa, e degli artiglieri di Gemma. Con questi fa ritorno a Gemma, giusto in tempo per salutare Xen Len che sta partendo.Xen Len attraversa tutto il deserto, quindi arriva alla forgia di Martello scintillante, discepolo di Autochthon. Chiamarlo laboratorio è riduttivo, è una maestosa montagna di ingranaggi e macchinari che alimentano fucine, forge, incudini e altri laboratori, tutti frequentati e vigliati da quelli che sembrano giganteschi e perfetti automi di bronzo e ferro.Jakatan Martello Scintillante stesso sta lavorando sotto il chiaro di luna un mirabile daiklave in lunargento, che sembra più domare ad ogni possente colpo che plasmare.All’interno del laboratorio Xen può studiare e osservare la storia del fabbro, nato mortale prima della Guerra primordiale ed elevato al rango di dio da autochthon stesso.Xen presenta il progetto della propria armatura e il dio accetta di aiutarlo e dopo poco meno di un mese una prodigiosa armatura celestiale splende sul corpo del Crepuscolo, che si è guadagnato tutta la stima ed il rispetto del dio.

Nel frattempo Kururu e Haurai si recano al Bosco, una corte davvero atipica.
La concentrazione di fatati nobili è elevatissima, e sembrano tutti cooperare invece di farsi la lotta.Le stranezze aumentano man mano che superano le mura ciclopiche fatte da alberi viventi intrecciati fra loro e induritisi, e si avvicinano al maestoso albero centrale, le cui fronde arrivano quasi alle mura più esterne.Med’an è piuttosto scostante, ma non scortese e brusco quanto Belial, il suo bestiale secondo.All’inizio il confronto è teso, ma grazie alla calma di Med’an e alla mediazione severa e inamovibile di Hakurai anche i dettagli vengono sistemati, con grande soddisfazione di ambo le parti.Rimane solo un problema: i numeri in possesso della Fiamma Placcata d’Oro sono enormi. Med’an parla di un esercito di almeno 60.000 unità, il doppio della popolazione intera di Gemma del sud.Ma sapere che questo fatato è l’allievo del fatato che ha osato sfidare e battere il Sole Invitto basta a far vedere rosso a Kururu.Al loro ritorno a Gemma del sud però accade un fatto molto, molto inquietante.Una notte gli allarmi iniziano a suonare: in una caserma cento uomini sono stati massacrati, e anche una decina di ufficiali sangue di drago, uno molto esperto e potente.Nessuna indagine rivela nulla, e soprattutto il sistema d’allarme dei Flare Solari non è scattato. I tagli sembrano di precisione chirurgica, ma quando Hakurai e Xen Len controllano scoprono che in realtà sono stati uccisi da un singolo colpo e poi straziati post mortem.Decisi a fare chiarezza radunano l’intera popolazione che sottopongono a potenti attacchi sociali: l’unico risultato iniziale è scatenare l’odio verso le nuove truppe portate da Hakurai, e la diffidenza fra le varie legioni, ma nessun risultato concreto è raggiunto.La paura, aumentata dalle azioni dei solari che sembrano non avere alcuna soluzione in mano, inizia a diffondersi in tuta Gemma del Sud.Nel deserto intanto Xen Len viene attaccato da un misterioso individuo coperto di oricalco che usa due martelli nello stesso scintillante materiale.Questi, procalmatosi Danderios, lo schernisce per la pessima qualità del proprio lavoro, indicando sia il veicolo che l’armatura. e inizia a tempestare il veicolo di colpi.

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Nel frattempo sull'Isola Benedetta 2

La colonna sonora del post

Il tramonto stava ormai terminando, lasciando lo spazio ad un cielo molto scuro, quasi violaceo.Il sangue di drago stava terminando i propri esercizi di respirazione in vista dell’esibizione, una esibizione che aveva preparato per dieci anni, da quando l’idea gli era balenata in testa.Le Mantidi del Cielo, un artefatto che poteva controllare gli elementi atmosferici, erano state disposte in tutta la zona, nonostante le proteste di molti Dinasti sul costo proibitivo di quella follia.Ma a Tepet Eshiro non interessava, come non gli interessava delle sei navi pirata che aveva affondato prima di riuscire a recuperare tata giada azzurra da poter costruire i quattro accumulatori che ora erano attorno a lui, vibranti nell’aria della sera e perfettamente armonizzati al suo respiro e alla sua aura.L’orchestra era stata disposta a cerchio attorno alla sua postazione, in parte per accompagnarlo nella sua esibizione e in parte per nascondere fino all’ultimo la natura di quel concerto.
Il pubblico era stipato sugli spalti, soprattutto patrizi decisi ad approfittare dell’occasione, ma anche qualche Sangue di Drago curioso di vedere cosa avrebbe realizzato con le spese e manovre folli che erano finite sulla bocca di tutti negli ultimi mesi.“Deve essere impazzito, a sua casata è in rovina e lui cerca di ottenere tanti soldi quanti ne basterebbero a finanziare un’armata per invece realizzare una singola esibizione!” era il commento meno aggressivo che gli era stato riportato.Ma quegli idioti non capivano cosa lui stesse cercando di ottenere, qualcosa che nessuno, nemmeno nella Prima Era o nello Shogunato era riuscito a fare.Lui, Tepet Eshiro sarebbe stato il primo, in faccia ai suoi genitori, ai suoi cugini, ai suoi fratelli e ai suoi superiori.

Il suo fidato amico Cynis Elan salì sul podio del direttore d’orchestra, e dopo un cenno di sorriso al’amico richiamò l’attenzione del pubblico.
“Cari amici, siete qui per assistere ad un evento unico nel suo genere. Da molto aspettiamo un artista capace di sorprendere davvero il suo pubblico, portando i limiti dell’arte oltre i confini conosciuti. E’ un mio grandissimo onore accompagnarlo in questa performance, e vi prego di mantenere un assoluto silenzio per tutta la durata della esibizione per favorire la concentrazione dell’esecutore. Vi assicuro che lo sforzo ne varrà la pena.”
Quindi sull’ anfiteatro calò il buio.
Ma fu un breve istante perchè i quattro piloni di giada azzurra sulla piattaforma iniziarono a brillare debolmente, mentre l’aura dell’aspetto aria in mezzo a loro iniziò a risplendere e vorticare come una leggera brezza che attraversava i piloni, acquisendo sempre maggiore luce ad ogni passaggio.
L’orchestra iniziò ad eseguire una base molto ritmata e bassa, quasi un battito di cuore, ma molto più profondo e regolarmente cadenzato.
“Essenza, una frontiera energetica…” iniziò a declamare Eshiro, con la voce amplificata dai pilastri, sebbene avesse uno strano tono, quasi metallico.
“Ho provato ad immaginarmi come dovessero apparire i moti che si muovono tra un corpo e l’altro..” e particelle di energia apparvero tutto attorno al complesso, simili a grani di polline mossi dal vento.
“A cosa assomigliano? A Navi? A Dragoni?” mentre quelle sfere assumevano forme diverse nell’aria. “Con i nostri chakra come strade al loro passaggio.”
Il pubblico era attonito, non tanto per l’esibizione, che non era nulla di nuovo, ma per il senso di attesa divorante che si emanava dagli esecutori e si ritrasmetteva sempre più forte da spettatore a spettatore. Quando l’aria iniziò a farsi elettrica in motli emisero dei leggeri gemiti soffocati di sorpresa.I pilastri brillavano sempre di più, e l’aria si era fatta densa e metallica come prima di un temporale.
“Ho sognato un mondo che pensavo non avrei mai potuto vedere…
Ma un giono, all’improvviso, mi ci ritrovai!”
Saette azzurrine scattarono dal suo corpo ai pilastri, emettendo vibrazioni tanto acute da non sembrare fulmini, ma archi di un orchestra, solo più metallici e acuti.Una melodia struggente e riflessiva inondò l’anfiteatro, e sebbene tutti guardassero l’orchestra nessuno vedeva qualcuno suonare, se non i percussionisti.Tutti gli altri si alzarono e si disposero lentamente, solennemente in cerchio attorno all’orchestra, guardando il pubblico e muovendo le braccia con misurata calma, come a danzare o a suonare l’aria.I fulmini si muovevano e inarcavano tra il corpo del dinasta, che continuava a muoversi lentamente, e i pilastri di giada.
Per quasi un minuto tutti furono rapiti, quindi i percussionisti iniziarono un ritmo ben diverso, palpitante, pulsante, ben diverso dal lento accompagnamento di prima.Le saette iniziarono a turbinare velocissime mentre enormi draghi sorgevano nell’aura dell’esecutore, che sembrava in preda all’estasi.I danzatori iniziarono a a muoversi forsennatamente, come rapiti e la musica cambiò, rapendo gli spettatori in un turbine di delirio. Nessuno dimenticò mai quella esibizione, ma non ce ne sarebbe mai più stata una nell’Isola Benedetta.Il giorno dopo Tepet Eshiro sparì, senza lasciare traccia, ma i meglio informati dissero che alcuni strani individui erano stati visti a casa sua la sera della sparizione.Tutti conclusero che Tepet Eshiro aveva pagato per la sua arroganza.

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Nel frattempo sull'Isola Benedetta 1

Laguna stava sogghignando educatamente alla spensierata battuta di Pacifico Riflesso della Compassione, lasciando che solo Jokuf, il Reggente del Regno al posto dell’Imperatrice Scarlatta, ridesse apertamente.
La sala privata del Reggente era scarna, priva dei vistosi, e secondo Laguna pacchiani, ornamenti tipici del suo rango. Ma Jokuf rimaneva un mortale, un burattino messo sul trono in attesa del ritorno dell’Imperatrice, non aveva alcun potere effettivo.
La stanza, ricavata nei suoi alloggi era un cubo esatto di 12 metri di lato, una stanza considerata misera per gli standard di un palazzo di sangue di drago.
due file di colonne adornavano due lati della stanza, nascondendo le porte e indicando la direzione della stanza del trono.
Ogni stanza degli alloggi del reggente aveva opere d’arte o addirittura elementi architettonici con quella funzione, per preciso volere dello stesso reggente, che con ogni propria azione e proprietà sembrava voler affermare: “Ecco, questa è la mia natura, tendere e servire esclusivamente il Trono dei Cinque Draghi.”
Nessun dipinto rappresentava i membri della sua famiglia, o le sue passioni.
Nemmeno le statuette tanto diffuse dei propri animali trovavano posto sui mobili della stanza.
L’unico elemento davvero decorativo erano delle tende tese tra le varie colonne e alcuni tappeti che riportavano gli stessi motivi, ossia degli Haiku in Alto Reame scritti dalla stessa Imperatrice durante i primi dieci anni del proprio regno, quando ancora scriveva libri e commentari divenuti parte integrante di ogni biblioteca rispettabile del Regno.
Il Reggente nell’ultimo periodo aveva continuato ad intrattenersi sempre di più con la Bocca della Pace e gli altri Paragoni Immacolati, i Sangue di Drago più potenti e pii di tutto il Reame, le cinque teste a capo dell’Ordine Immacolato.
Solo Giusto Tifone non aveva goduto di simili attenzioni, e secondo molti questo era dovuto alle ambizioni teocratiche della giovane maestra immacolata.
Aldilà di ogni connotazione politica però, l’incontro era sembrato una cena informale tra due amici di vecchia data, cordiale, ma non eccessivamente intima, formale nei suoi modi ma non fredda.
Laguna aveva già presenziato a 3 di quegli incontri sotto l’identità di Umile Servo del Vento, un apprendista di Pacifico Riflesso della Compassione che dopo aver percorso il camino di Mela era intenzionato ad espandere il proprio animo e le proprie capacità di combattimento nella direzione di Sextes Jylis, Dragone Immacolato del Legno, custode della Vita, signore della Compassione.
Come un bravo monaco non aveva mai parlato se non interrogato dalla sua maestra o dal reggente, e si era limitato a vigilare sulla cena, per assicurarsi che dopo ogni incontro Pacifico Riflesso della Compassione lasciasse gli alloggi del Reggente all’ora stabilita e percorrendo sempre lo stesso percorso fino al Tempio dei Germogli Immaturi, dove avrebbe risieduto per tre giorni, visitando i postulanti prima di ripartire.
Era stato un compito facile, quasi noioso, che stava per terminare.
Ormai lasciava la propria mente fantasticare immaginando dove avrebbe preso i due giorni di riposo che pensava di essersi meritato.
“Potrei visitare quell’angolino vicino alla valle di Vesathar.. oppure rimanere a casa ed invitare Seya e sperare che abbia del tempo libero da dedicarci…”
“Umile Servo” il richiamo interruppe le sue divagazioni “Il Reggente ti ha chiesto se hai già delle aspettative riguardanti la fine del tuo apprendistato presso di me.”
Laguna rimase piuttosto stupito, non gli pareva di essersi distratto a tal punto da perdersi una parte della conversazione.
“Mio nobile signore, sarebbe per me un grande onore vedere la fine di questo apprendistato, ma c’è ancora talmente tanto che debbo imparare che sarebbe arrogante da parte mia disperdere anche solo una parte delle mie energie a pensare a cosa fare dopo, senza dedicarmi anima e corpo alle mie lezioni.”
Pacifico Riflesso della Compassione sorrise amabilmente, apprezzando la risposta molto centrata e saggia dell’allievo.
Anche il reggente sorrise, ma continuando a fissare il giovane lo incalzò:
“La vostra risposta è degna del vostro stadio di Illuminazione, Umile Servo, ma sono sicuro che anche in una mente tanto devota e focalizzata esistono dei momenti di immaginazione e fantasia. Sarei lieto se voleste condividerli con questo vecchio servo dell’Impero. A tutti noi vecchi fa bene ricordare lo smarrimento dei sogni giovanili, quello smarrimento che a volte ci distrae al punto da accecarci di fronte alla verità.”
Laguna rimase colpito.
Non tanto per la frase piuttosto banale del reggente, quanto per il tempismo con cui l’aveva proposta proprio a lui che stava fantasticando, permettendosi di sottovalutare il proprio incarico.
“Deve essere una di quelle bizzarre coincidenze che i mortali prendono per qualcosa di più.” pensò “Che peccato non potervi credere più…”
“Nobile Reggente, spero di potermi rendere utile in modo decisivo nella Soglia. E’ mio desiderio vedere il mondo, e studiare sul posto le genti della Soglia e capire come portarle alla salvezza dei 5 draghi. Non sono mai stato un inquisitore come altri miei compagni al seguito di Giusto Tifone, ma credo nel potere delle parole e delle idee, e nella compassione. Credo siano queste le armi che dovremmo usare nella catechizzazione del resto della Creazione.”
Pacifico Riflesso della Compassione guardò perplessa il reggente, cercando di capire come avrebbe reagito a parole tanto sentite, personali.
Questi si limitò a porgere una nuova tazza di thè all’allievo, riempirgliela:
“Spero che tra i vostri principi ci sia anche una certa misura di comprensione per i vezzi di un vecchio burocrate. So che l’Ordine non permette di avere possedimenti materiali ai monaci, ma so che non esita a fornire gli strumenti che ritengono necessari al completamento di una missione.
Mi farebbe piacere che voi portaste via con voi questo servizio da thè. Affinchè vi sia di conforto dandovi la piccola gioia del supporto di un vecchio che avrebbe tanto voluto vedere il mondo.”
Sarebbe per me un onore, aveva risposto Laguna, e quando il giorno dopo abbandonò l’identità di Umile Servo del Vento portò con sè il servizio da thè, sentendosi effettivamente confortato da quegli oggetti.

Ma questo era prima che, sulla spiaggia dell’Isola del Tramonto Purpureo, ricevesse un ordine che annullasse le sue vacanze.

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