Una canzone di ghiaccio e fuoco

Fiamme e soli che illuminano il deserto

Il caldo del deserto sarebbe stato impossibile da affrontare senza i loro ufficiali sangue di drago a proteggerli dal calore del sole che oltre ad attaccarli dal basso, si rifletteva sulla sabbia cocente.
Ma Derves sapeva bene che non sarebbe stata l’ultima volta in cui avrebbe ringraziato Gaia per aver concesso simili doni ai suoi nipoti.
Aveva già marciato in quella zona anni prima, durante la sua prima uscita, e proprio contro i razziatori di seta blu, i precedenti signori fatati della zona che ora questo Fiamma Placcata d’Oro reclamava come propria. Quei maledetti erano sbucati dal nulla, sorprendendo tutti con la loro velocità sovrannaturale.
Ma questa volta l’atmosfera era molto diversa. Quattro legioni si erano messe in marcia da Gemma del Sud, una composta in gran parte da Calcabattaglie e armi d’assedio, e a guidare quello che ai suoi occhi appariva come un piccolo esercito era la Legione di Rubino, interamente composta da Sangue di Drago della Gens Rubina, alla cui testa Kururu indossava la più magnifica armatura che si fosse mai vista, e imbracciava fiera la sua lancia dell’Era Dorata, affiancata dal suo lupo e dai suoi due Shogun Solari: Hakurai e Xen Len. Il primo aveva un aspetto strano, diverso da quello che molti si erano immaginati per i solari.
I suoi lunghi capelli incorniciavano un volto che in pochi avevano visto sorridere, e l’enorme falce che portava dietro la schiena non rendeva il suo aspetto molto più amichevole. Vestito con una veste magica nera con decorazioni in Oricalco poteva apparire come un burocrate di alto grado che andasse in guerra.
Il suo compagno aveva un aspetto già più aderente alle leggende. Anche lui portava i capelli lunghi, ma dal suo viso non spariva mai un certo sorriso sereno che sembrava ammaliare tutti. Sebbene indossasse una armatura estremamente pesante a vedersi, massiccia e brillante, camminava con grazia ed eleganza.
Guardandoli bene vicini si notava che in effetti erano entrambi due uomini belli, affascinanti ma in modo diverso. Dove Xen Len appariva sempre come un sole radiante, Hakurai sembrava invece più schivo, riservato, un sole eclissato.
Ovviamente queste impressioni corrispondevano esattamente alle loro Caste, ma Derves non si sarebbe aspettato che i Solari aderissero tanto alle etichette della propria Casta.
Kururu però risaltava nettamente rispetto ai due compagni.
Innanzitutto i pochi veli che indossava non nascondevano molto del suo florido corpo, che appariva molto più abbronzato di quello degli altri due, e i suoi capelli rosa erano inconfondibili tanto quanto i profondi occhi azzurri.
E poi il mantello di Ahlat che pendeva dalle sue spalle le dava un’aria regale.
Derves era contento che avesse assunto il titolo di Grande Shogun, prima degli Shogun di Gemma del Sud. Come gran parte della popolazione si era sentito estasiato nel sapere del ritorno tanto atteso del loro messia, e sapere che non avrebbe cambiato troppo le cose aveva disteso parecchio alcune tensioni.
Se qualche studioso avesse notato questa tendenza sociale forse in un primo momento avrebbe potuto confonderla per cinismo, ma in realtà era seria preoccupazione dovuta al rigido stampo militare di Gemma del Sud. I suoi abitanti non erano nervosi all’idea di subire dei cambiamenti, ma che dei cambiamenti troppo improvvisi limitassero la loro capacità operativa, e quindi la loro possibilità di mostrarsi degni della ritornata Kururu.
Ma più di ogni altra cosa Derves era felice di andare in guerra.
Dopo decadi di attesa poteva finalmente scendere in campo guidato da Kururu, la dea solare che il suo popolo attendeva da più di mille anni.
Aveva lottato per dimostrarsi degno di entrare nei Soli Nascenti, e quando finalmente era riuscito a risvegliare l’essenza dentro di sé pregando ogni momento libero che lo spirito di Kururu scorgesse dentro di lui la forza, il suo carattere indomito e gli riconoscesse il diritto di brandire l’energia del mondo e canalizzarla contro i nemici del Sole Invitto, Derves aveva avuto un sentore. Lui, a differenza di suo padre e si suoi antenati avrebbe visto Kururu combattere e guidarli verso il futuro.
Il senso di realizzazione era forte, ma l’attesa della battaglia lo manteneva lucido, mentre osservava gli Shogun che li guidavano, cercando di imprimersi nella memoria ogni sillaba ed ogni dettaglio.

“Wai Tan-Junai!” gridò lo Shogun Terrah Rubina “Perchè state diminuendo la cadenza di fuoco? Io non ho dato alcun ordine del genere!”
Lo shogun della Legione della Torre vivente era rinchiuso dentro il proprio Calcabattaglie: Maglio della Fedeltà, un enorme figura umanoide dall’intelaiatura in Oricalco e la maggio parte delle placche esterne costruite in Giada Bianca, incisa in modo da dare un aspetto angelico al possente artefatto. Tramite un pettorale dei discorsi risplendenti la voce dell’aspetto terra risuonava forte, senza perdere nemmeno un briciolo della propria urgenza.
Non che all’imponente Terrah servisse usare troppo la voce per dimostrare la propria serietà Il suo volto scavato letteralmente nella roccia era severo, con i capelli tagliati alla militare in modo da non ingombrare, i due occhi neri quasi privi di bianco, del colore dell’onice.
Di fronte a lui apparve un aspetto aria piuttosto anziano, che indossava una armatura Yoroi da ufficiali, con i guanti però sostituiti da dei bracciali ricoperti di diversi strumenti di precisione, che si muovevano comandati dal pensiero dell’ingegnere magitecnologico.
Questi lasciò che l’elmetto dell’armatura si aprisse con il consueto rumore che indicava come l’interno non fosse più completamente sigillato.
“Mio signore, alcune delle apparecchiature rivelano fluttuazioni particolari. I miei strumenti indicano una reazione alle energie del wyld della zona che stiamo bombardando.”
“Un riflusso a causa del nostro bombardamento o qualcosa di diverso?”
L’ordine di Kururu era stato chiaro. Quando erano arrivati ai confini del territorio dei fatati si erano fermati e per attirare l’attenzione avevano iniziato a bombardare dall’esterno con tutto quello che avevano, ossia principalmente Cannoni ad Essenza, archi ad implosione e persino qualche balestra del tuono.
L’attacco non sembrava aver minimamente scosso gli ufficiali nemici, mentre agitava non poco la marmaglia fatata comune il non poter reagire ed affrontare gli invasori. Eppure gli ufficiali dei fatati, soprattutto nobili dall’aspetto fiammeggiante, continuavano a fermarli, senza rinunciare ad uccidere gli animi più turbolenti delle loro stesse fila.
Il bombardamento andava avanti ormai da un paio di giorni, senza risultati apprezzabili apparenti, ma Terrah era un comandante navigato e sembrava avere un certo intuito per il pericolo.
Sentiva che stava per accadere qualcosa di nuovo, e quindi era deciso a non interrompere nemmeno per un secondo lo sbarramento di fuoco.
“Molto probabilmente solo qualche corrente di particelle del Wyld causata dalle deflagrazioni. Un simile fuoco concentrato potrebbe alterare la zona a lungo andare.”
“Di quanto tempo stiamo parlando?”
“Circa altri tre giorni mio signore, poi inizieremo a registrare i primi casi di mutazione agli oggetti meno difesi.”
“Vuoi scherzare? Entro tre ore saremmo sul campo di battaglia. Ordina ai Calcabattaglie scout e comuni di attivarsi e tenersi pronti a spostare l’artiglieri pesante, ma senza smontarla!”
“Mio signore, ha ricevuto ordini? Perchè noi non abbiamo visto alcuna diffe..”
“Wai Tan-Juhan Keros! Da quando uno shogun dovrebbe discutere con un tecnico le sue decisioni! O quelle del proprio Gran Shogun?”
Il vecchio ingoiò la lingua e strinse i denti, comprendendo di aver passato il segno.
Finalmente aveva avuto occasione di mettersi in mostra, e lo aveva fatto così? Un errore che solo una recluta avrebbe potuto commettere.
Vedendolo sufficientemente colpito lo Shogun distese la voce.
“Diffonda gli ordini tramite gli altri Wai Tan-Juhan. Predisporre la modalità di sospensione di fuoco su tutti gli apparecchi attivi, e al termine di ogni operazione di ricarica tramite Calcabattaglie, questi non deve allontanarsi dal pezzo. Io manderò gli ordini ai piloti.”
“Si, mio signore.” e mentre il suo elmetto si richiudeva lo Shogun lo sentì diffondere gli ordini con voce ferma e sicura.
Questa situazione di cambiamento metterebbe in difficoltà chiunque, per fortuna noi ufficiali abbiamo avuto modo di conoscere meglio la nostra Solare, altrimenti sarebbe il caos. Ma per fortuna la nostra Grande Shogun sembra competente, anche se utilizza strategie molto particolari.
Ha portato solo quattro delle dieci.. nove legioni a sua disposizione.
Forse ha fatto bene, ne abbiamo appena persa una in un attacco terroristico, diretto a lei personalmente, è comprensibile non voglia aumentare troppo le perdite.
Se solo non sembrasse una ragazzina.. quel suo corpo e quella sua voce sono quelle di una ventenne che sta conoscendo la vita, non sembra quello di un navigato ed esperto guerriero.
Eppure anche gli antichi testi la mostrano così: bella, imperturbabile, quasi paradossale nella sua presenza tanto immanente sul campo di battaglia.
Era mentre osservava la Grande Shogun che i suoi sensori a lungo raggio si attivarono.
Qualcosa di grosso si muoveva tutto attorno a loro, accerchiandoli.
“A Me Mia Legione: prepararsi alla battaglia!”

“La Legione della Torre Vivente e del Corno della Vittoria al centro dello schieramento, a tutti gli altri, formate un anello intorno a loro. Proteggete la nostra artiglieria e poi prepariamoci a subire la loro carica!”
E Rubina iniziò a riportare gli ordini utilizzando le capacità del suo secondo, Armillar Rubina, un aspetto aria che affidò al vento gli ordini in modo che ogni ufficiale li ricevesse due volte, come da protocollo. L’aria sapeva di sabbia, tanta ne veniva sollevata da tutte quelle truppe in movimento, e il sole, che splendeva alto nel cielo sembrava brillare più intensamente, come se sentisse l’arrivo di una tenebra più pericolosa di una semplice notte, e di natura assai più aliena.
Rubina, chiusa nella propria armatura della Prima Era, forgiata per la prima vera Rubina, il primo amore di Kururu secondo le leggende, liberò la propria essenza fiammeggiante, per proteggere i propri uomini e potenziare i loro corpi, farli apparire più numerosi e minacciosi.
Kururu l’aveva voluta vicino a sé, ma aveva già predisposto che si dividessero la Legione Rubino in due, per poter agire assieme contro un unico nemico.
Alle loro spalle Hakurai e Xen Len guidavano l’offensiva a nord, mentre gli altri Shogun completavano il cerchio intorno ai calcabattaglie e alla loro artiglieria, che non fece in tempo a sparare nemmeno un colpo, perchè dallo schieramento nemico, ormai chiuso ad anello tutto intorno a loro, uscì la prima legione nemica, guidata da una creatura che sconvolse profondamente Rubina.
Era qualcosa di più di un fatato. Pareva l’incarnazione stessa di Hesiesh visto com’era avvolto dalle fiamme. Eppure ogni sua fiamma sembrava brillare da sotto un velo d’oro, e i suoi stessi occhi erano sì al calor bianco, ma velati d’oro, tanto che da distante pareva in tutto simile ad un solare.
Solo il perfetto ovale del suo volto, contratto in una furia bruciante in grado di annichilire con lo sguardo, dichiarava apertamente la sua natura di Nobile Fatato.
La sua spada fiammeggiante sembrava non guizzare, ma ricoprirsi di esplosioni di fiamma non dissimili agli archi della corona solare che Kururu amava osservare durante le eclissi delle calibrazioni.
Decisamente quello è l’allievo di qualcuno che ha osato sfidare il Sole, il suo potere è palpabile.
Era tanto luminoso che ogni cosa, persino la sua stessa aura sembrava tenebrosa, e solo le aure dei tre solari riuscivano a stagliarsi, quasi pari a quella dell’avversario.
Ma se sembrava tanto terribile a vedersi, il suo attacco fu anche peggiore.
10.000 fatai tutto attorno a lui lo seguirono in quella che sembrò una carica di un istante, e quando giunse abbastanza vicino da sferrare i propri attacchi, Kururu sentì la sua fiamma farsi piccola di fronte a quella dell’avversario, mentre tutta l’aria attorno a loro iniziò a scaldarsi improvvisamente mozzando loro il fiato.
Fu allora che Kururu apparve di fronte allo schieramento, ed esponendo il proprio corpo ispirò nova fiducia alla truppa, che riuscì a frenare il colpo, sebbene gran parte del merito fosse dei poteri della Solare.
Quando Fiamma Placcata d’Oro lanciò la sua sfida la schiena di ogni eccelso venne percorsa da un brivido, poiché la rabbia di quel fatato sembrava colma di giustizia, e la sua ambizione senza limiti.
Persino Kururu sembrò essere meno sicura di sé stessa di fronte ad un simile assalto fisico, spirituale, emotivo e mentale.
Quando poi l’attacco, tanto brutale e potente si ripeté fu praticamente solo Kururu ad impedire che il calore degli assalti nemici distruggessero la prima linea.
Ma fu la stessa tattica del nemico a salvarli.
Accerchiati da ogni lato, spinti, compressi dalle salve di artiglieria nemiche e dalle loro cariche, tutti si ritrovarono di nuovo come a casa, colmi di potenza che era rinchiusa, colma di potenza che attendeva di venire sprigionata.
Aspettava l’aiuto della Legione del Bosco, e di Hakurai e Xen Len per aprire un varco attraverso il quale liberare tutta la potenza di Gemma del Sud.

“Uomini, noi che calchiamo la terra del fuoco e ne apprendiamo i segreti, noi che camminiamo sotto il sole benedetti dalla sua luce, se mai c’è stato nel vostro cuore il desiderio di emulare un Vulcano questo è il momento: SPINGERE!!!!”
La voce dello Shogun Tyros si diffuse con tanta forza tra i suoi ranghi ce sembrò fosse il suo urlo a muovere le fila della Legione del Vulcano, e farla muovere con tanta forza.
Avvolto nella sua armatura Gunzosha lo shogun stava caricando di essenza la propria arma per guidare lo scontro, e non vacillò, nemmeno quando vide i colpi dello shogun Hakurai mancare vistosamente il cuore dello schieramento, limitandosi ad infliggere perdite minori all’immane orda di fatati mostruosi guidati da un energumeno rabbioso e urlante.
Anche i colpi del possente Xen Len sembravano privi di efficacia, mentre un possente pugno del suo calcabattaglie veniva respinto dagli scudi avversari tra urla e insulti.
Ma il momento peggiore, la vera sfida per Tyros scattò nel momento in cui vide Kururu proclamare tutta la propria rabbia e sete di sacra giustizia al fatato senza riuscire nemmeno a sfiorarlo.
I suoi più stretti ufficiali si accorsero della sua momentanea esitazione e per un istante guardarono nella direzione in cui lui era sbiancato invece di seguire solamente il loro assalto.
Avvolto dal proprio sudore iniziò a sentire la propria armatura, riadattata sul suo corpo poco tempo prima, come estranea, e la presa sulla sua arma divenne meno salda, resa viscida dal freddo sudore della paura.
Non può essere, lei è Kururu, dovrebbe condurci alla vittoria, ma non riesce neppure a colpire il nostro avversario..
Tyros sentì con il cuore simili pensieri scavare una ferita mortale nel cuore suo e dei suoi ufficiali, ma lui non era guerriero da fermarsi per una ferita. Richiamando tutto il proprio ardore colpì con lo scudo uno degli ufficiali urlando adirato: “Cosa diavolo fate misere salamandre??!! Concentrate il vostro attacco! Come potete guardare la nostra Gran Shogun aspettandovi che vinca per voi una battaglia che avete appena abbandonato! Non voletela vostra occasione per essere eroi e dimostrare il vostro valore?”
Riscossi dal rimprovero i sangue di drago si accorsero di quanto stupidamente si stessero comportando, e come un sol uomo portarono a segno il loro compito e si misero nella nuova posizione. I più valorosi tra loro si armonizzarono istantaneamente con la nuova corrente che stava percorrendo il campo di battaglia. Tutto sarebbe iniziato quando la nuova formazione avesse assunto la propria forma.

Il silenzioso generale della Legione del Bosco osservò il campo di battaglia e con la mano ricoperta di rovi indicò un punto dello schieramento nemico. Seguendo le gocce cadute dal suo arto sanguinante, i suoi cavalieri si disposero come un cuneo perfetto dietro di lui.
Si erano avvicinati in silenzio, senza attirare l’attenzione, ed ora erano pronti a sfondare le fila nemiche per liberare da quella terribile morsa i loro alleati.
Tutti trovarono curioso, e di buon auspicio che proprio Dedito all’Amore, rinchiuso in una armatura di rovi spinosi per scontare i propri misfatti verso la sua sposa, Bocciolo della Fioritura, e riconquistarne la fiducia e l’affetto, scatenasse per la prima volta da anni la sua furia combattiva per liberare un amico da una stretta altrettanto dolorosa e importante.
Solo Dedito all’Amore non seguiva quella linea di pensieri: nel suo dolore aveva occhi solo per la battaglia.

“Guardate dove ha colpito lui e mirate in quello stesso punto, non un metro di differenza! Caricate! FUOCO” e la voce di Montagna Rubina venne sovrastata dal sibilio di 1500 Picche a Shock che si caricavano e istantaneamente liberavano il loro mortale dardo d’essenza come una pioggia di dardi dorati contro il nemico.
La stessa Montagna Rubina aveva sollevato senza sforzo il proprio cannone ad essenza, un cannone che nemmeno tutti i Calcabattagie potevano operare agilmente, e lei lo utilizzava con una sola mano, mentre nell’altra brandiva un enorme maglio in giada rossa.
Ma per quanto spettacolare fosse a vedersi il suo assalto non era stato nulla in confronto a ciò che era accaduto nel punto a cui stavano mirando
Lo Shogun Hakurai aveva evocato dal nulla le immagini dei morti e le aveva messe al proprio servizio per attaccare i suoi nemici, e a quel punto si era lanciato in mezzo a loro falciando i suoi avversari come spighe di grano. Ogni fatato che cadeva tranciato in due dalla sua immane falce in lunargento sembrava divenire pallido, mentre cerchi di essenza d’oro e argento ricoprivano il solare, che mostrava ad ogni fatato la sua anima venire assorbita e sconfitta dalla sua forza.
Avvolto da un esercito di fantasmi Hakurai aveva gridato mentre annunciava che la bocca dell’inferno si stava spalancando per i nemici del Sole Invitto e dei suoi figli, e difatti la terra aveva tremato, e una bocca di tenebra e fiamme aveva accolto i fatati tanto folli da non arrendersi a lui.
L’esibizione aveva un po’ turbato gli uomini, ma la sua efficacia li aveva galvanizzati, e ora tutto lo schieramento si dirigeva a nord, pronto a sfondare le linee nemiche per liberarsi e poi dare il via ad un nuovo assalto.
“A tutti gli Shogun e gli ufficiali: concentrate il fuoco sul capo di ogni schieramento nemico. Ognuno di loro indossa alcuni degli artefatti che stanno mutilando i nostri uomini.” l’ordine arrivò dalla voce ben conosciuta di Xen Len direttamente in ogni tuta degli ufficiali dell’esercito.
Fu solo a quel punto che Montagna si concesse di girarsi per osservare come se la stesse cavando quello strano shogun dall’aspetto per niente muscoloso o torreggiante, eppure così forte.
Quello che vide la fece quasi star male dall’emozione.
Il calcabattaglie dello Shogun stava venendo preso a bersaglio da una raffica di giavellotti nemici, giavellotti che sembravano traiettorie luminose bluastre, che dopo aver volato in linea retta aprendosi, avevano compiuto una virata impossibile creando un reticolo cristallino il cui vertice era costituito esattamente dal cuore del pilota.
Ma Xen Len non era un comune pilota: riscaldando i guanti del calcabattaglie e immergendoli nella sabbia sollevò due enormi blocchi di vetro che rifrassero contro gli arcieri nemici i loro stessi colpi.
Non contento aveva sollevato un altro muro di sabbia fra sé stesso e la truppa avversaria, e mentre questi erano accecati aveva afferrato un behemoth che lo stava caricando, una gigantesca bestia tozza fatta di magma, e lo aveva scagliato attraverso tutto il campo di battaglia, decimando le truppe avversarie, mentre i suoi diretti antagonisti avevano potuto solo vedere il volo del behemoth una volta che la parete di sabbia si era dissipata.
Ma la vista delle truppe loro alleate maciullate dall’enorme carcassa fu più che sufficente a fare vacillare l’intero esercito.

Derves era pronto, al fianco del suo shogun, Illuminata Saggezza, a scaricare la propria energia contro quei bastardi fatati, ma prima ebbe modo di vedere le più spettacolari scene di battaglia a cui aveva mai assistito.
Kururu e Rubina, utilizzando ogni stilla dei propri poteri avevano iniziato a vorticare assieme alle proprie truppe in una febbricitante danza di morte, tanto calda quanto luminosa, e mentre Rubina attaccava assieme alle truppe vicine, ricoprendo con scudi di fiamma i suoi uomini, per poi apparire da tutt’altra parte, Kururu sembrava marciare inarrestabile verso ogni avversario, decimandone le forze con un solo attacco, che era sufficiente a terrorizzare gli avversari e farli scappare via urlando.
Fu allora che vide gli occhi dei suoi compagni riempirsi come i suoi di quella luce dorata, che iniziò a brillare sui loro corpi, sulle loro armi, prima di venire scaricata addosso alla truppa di fatati più vicina.
In questo caos di aure elementali e dorate tutto apparve scuro per un attimo, mentre alcune nuove fiamme brillavano in tutto il campo di battaglia, oscurando persino la fiamma dell’odiato Fiamma Placcata d’Oro.
Dal petto di ogni fatato e behemoth sul campo di battaglia apparvero enormi fiamme di un bianco purissimo, che non risparmiarono neppure il generale nemico. Illuminata saggezza pareva trasfigurato in questo colpo e in questa azione tanto pura quanto aggressiva contro le creature del caos. Non appariva più nemmeno un sangue di drago, ma una fiamma dorata del sole intenta a bruciare le ombre di un incubo senza senso.
E ogni suo uomo si sentì un dio in quel momento.

“Cosa Malf… CAMBIATE BERSAGLIO, è un ordine!” Per poco allo shogun Terrah non venne un infarto nel vedere le due legioni di cavalieri fatati andare a predisporsi attorno allo shogun Hakurai.
Era già pronto, aveva mirato alla testa di quel fatato tanto sfrontato da pensare di poter attaccare in due legioni uno solo dei suoi colleghi Shogun.
E invece quei bastardi si erano sottomessi a lui.
La cosa era una grande notizia. Conosceva quei cavalieri, e sapeva come fossero una spina nel fianco, con la loro mobilità estrema e la loro crudeltà pari solo alla loro tecnica.
Ma per fortuna c’era altro da fare, e ben altri bersagli a cui mirare.

Tyros osservò a lungo i propri ultimi bersagli. Erano adornati di fiamme, come gran parte dei fatati accorsi sotto lo stendardo di Fiamma. Aveva sperato di trovarsi contro di loro.
Dei quattro grandi gruppi che avevano di fronte erano subito stati loro a richiamare la sua attenzione. Indossavano elmi molto elaborati, e le scritte sui loro scudi erano offensive: Signori della Fiamma.
Tyros aveva sperato di poter dimostrare chi fossero gli unici signori delle fiamme in quella battaglia. I sangue di drago ed i suoi uomini, adepti dello stile della pietra e delle fiamme, secondo l’esempio di Saman Darala, il fondatore della loro legione.
“Decisamente ora proverete cosa significhi una fiamma in grado di bruciare la pietra, e una pietra che nessuna fiamma può consumare.”
Con un ultimo assalto Tyros e i suoi uomini assalirono le truppe nemiche agitando i propri magli avvolti da fiamme, utilizzando anche gli scudi e i loro stessi corpi nell’assalto, che si rivelò ancora più brutale ed efficcace delle aspettative.
Tyros fece appena in tempo a fermare i propri uomini per osservare come Kururu e Rubina difendevano le proprie legioni, con qualche perdita, ma senza cedere più nemmeno un passo.
Nessuno avrebbe saputo definire il momento di passaggi ma Tyros seppe di aver vinto nel proprio cuore come comandante quando vide gli sguardi famelici dei suoi soldati ed ufficiali guardare con furia Fiamma Placcata d’Oro e con stima e desiderio il loro Grande Shogun.

Montagna Rubina si concesse un istante per osservare con gioia tutte le unità che la circondavano.
La battaglia era iniziata molto male, con le forze nemiche tutte intorno a loro, pronte a massacrarli in una carneficina senza eguali nella seconda era.
E ora le forze del Sole Invitto, di Gemma del Sud, di Kururu erano disposte ad arco attorno a ciò che rimaneva del nemico: un centinaio di homuncoli che proteggeva un nobile fatato, un grande nemico della Creazione, un ambizioso Raksha che minacciava il monco con la sua ambizione.
Uno sconfitto.
Mentre nel suo caso sentiva il conto alla rovescia per l’attacco finale alle truppe nemiche cercò di calcolare l’energia che si sarebbe scatenata contro Fiamma Placcata d’Oro.
Quaranta calcabattaglie, centinaia di armi ad essenza, un migliaio di Picche Shock e Mazze Possenti, migliaia di frecce d’essenza o qualunque altra schifezza lancino i fatati asserviti ad Hakurai.
“Ingoia questa di ambizione bastardo!” gridò a squarciagola nel microfono. Era contro il regolamento, ma i suoi uomini la amavano anche per questo.
Anche perchè in realtà nemmeno lei riuscì a sentirsi sopra il grido di più di diecimila uomini e donne che lanciavano il loro grido di vittoria nello scagliare l’ultimo attacco.

Rubina sentì della vera e propria eccitazione fisica assalirla nel vedere Xen Len balzare in aria e colpire il suolo, scagliando verso il cielo Fiamma Placcata d’oro, che cercava di mantenere una dignità nella sconfitta. Ma quando Hakurai apparve alle sue spalle, una enorme corona solare dietro l’astro nascente di Fiamma Placcata d’oro, che scomparve all’interno del colpo abbagliante del solare, dimostrandosi solo un astro di seconda categoria rispetto ai suoi avversari, Rubina comprese che era davvero arrivata e si girò ad osservare Kururu che ancora dava ordini alle truppe affinchè ogni uomo dell’esercito potesse colpire il nemico ancora in volo, perchè ognuno si sentisse partecipe della sua definitiva sconfitta.
Era sempre stata dura, efficace, ma mai si era sentita donna come in quel momento, appagata per una vita di attesa e sacrifici, nella speranza che la signora di Gemma del Sud, la più abile guerriera del Sud apparisse nella sua vita e la conducesse ad una nuova vita.
Non aveva mai considerato di potersi innamorare di lei, e fu sollevata nel rendersi conto che non era amore quello che provava, ma qualcosa di più.
Devozione senza confini, in quel momento Rubina seppe che avrebbe fatto qualunque cosa per Kururu, senza mai tirarsi indietro, e che avrebbe dedicato a lei la propria vita.
Era talmente immersa nella propria gioia che quasi non vide Dedito all’Amore gettarsi contro Fiamma Placcata d’Oro e abbracciarlo, facendosi consumare dal suo fuoco, riemergendo da quell’enorme colonna di fuoco cambiato: un guerriero coperto d’argento che si inginocchiò di fronte a Kururu per consegnarle le spoglie del nemico.

Fiamma Placcata d’Oro non è più, e può iniziare una nuova fase per il sud e per i nostri eroi.

Comments

AlessandroEzioLot

I'm sorry, but we no longer support this web browser. Please upgrade your browser or install Chrome or Firefox to enjoy the full functionality of this site.