Una canzone di ghiaccio e fuoco

Nel frattempo sull'Isola Benedetta 1

Laguna stava sogghignando educatamente alla spensierata battuta di Pacifico Riflesso della Compassione, lasciando che solo Jokuf, il Reggente del Regno al posto dell’Imperatrice Scarlatta, ridesse apertamente.
La sala privata del Reggente era scarna, priva dei vistosi, e secondo Laguna pacchiani, ornamenti tipici del suo rango. Ma Jokuf rimaneva un mortale, un burattino messo sul trono in attesa del ritorno dell’Imperatrice, non aveva alcun potere effettivo.
La stanza, ricavata nei suoi alloggi era un cubo esatto di 12 metri di lato, una stanza considerata misera per gli standard di un palazzo di sangue di drago.
due file di colonne adornavano due lati della stanza, nascondendo le porte e indicando la direzione della stanza del trono.
Ogni stanza degli alloggi del reggente aveva opere d’arte o addirittura elementi architettonici con quella funzione, per preciso volere dello stesso reggente, che con ogni propria azione e proprietà sembrava voler affermare: “Ecco, questa è la mia natura, tendere e servire esclusivamente il Trono dei Cinque Draghi.”
Nessun dipinto rappresentava i membri della sua famiglia, o le sue passioni.
Nemmeno le statuette tanto diffuse dei propri animali trovavano posto sui mobili della stanza.
L’unico elemento davvero decorativo erano delle tende tese tra le varie colonne e alcuni tappeti che riportavano gli stessi motivi, ossia degli Haiku in Alto Reame scritti dalla stessa Imperatrice durante i primi dieci anni del proprio regno, quando ancora scriveva libri e commentari divenuti parte integrante di ogni biblioteca rispettabile del Regno.
Il Reggente nell’ultimo periodo aveva continuato ad intrattenersi sempre di più con la Bocca della Pace e gli altri Paragoni Immacolati, i Sangue di Drago più potenti e pii di tutto il Reame, le cinque teste a capo dell’Ordine Immacolato.
Solo Giusto Tifone non aveva goduto di simili attenzioni, e secondo molti questo era dovuto alle ambizioni teocratiche della giovane maestra immacolata.
Aldilà di ogni connotazione politica però, l’incontro era sembrato una cena informale tra due amici di vecchia data, cordiale, ma non eccessivamente intima, formale nei suoi modi ma non fredda.
Laguna aveva già presenziato a 3 di quegli incontri sotto l’identità di Umile Servo del Vento, un apprendista di Pacifico Riflesso della Compassione che dopo aver percorso il camino di Mela era intenzionato ad espandere il proprio animo e le proprie capacità di combattimento nella direzione di Sextes Jylis, Dragone Immacolato del Legno, custode della Vita, signore della Compassione.
Come un bravo monaco non aveva mai parlato se non interrogato dalla sua maestra o dal reggente, e si era limitato a vigilare sulla cena, per assicurarsi che dopo ogni incontro Pacifico Riflesso della Compassione lasciasse gli alloggi del Reggente all’ora stabilita e percorrendo sempre lo stesso percorso fino al Tempio dei Germogli Immaturi, dove avrebbe risieduto per tre giorni, visitando i postulanti prima di ripartire.
Era stato un compito facile, quasi noioso, che stava per terminare.
Ormai lasciava la propria mente fantasticare immaginando dove avrebbe preso i due giorni di riposo che pensava di essersi meritato.
“Potrei visitare quell’angolino vicino alla valle di Vesathar.. oppure rimanere a casa ed invitare Seya e sperare che abbia del tempo libero da dedicarci…”
“Umile Servo” il richiamo interruppe le sue divagazioni “Il Reggente ti ha chiesto se hai già delle aspettative riguardanti la fine del tuo apprendistato presso di me.”
Laguna rimase piuttosto stupito, non gli pareva di essersi distratto a tal punto da perdersi una parte della conversazione.
“Mio nobile signore, sarebbe per me un grande onore vedere la fine di questo apprendistato, ma c’è ancora talmente tanto che debbo imparare che sarebbe arrogante da parte mia disperdere anche solo una parte delle mie energie a pensare a cosa fare dopo, senza dedicarmi anima e corpo alle mie lezioni.”
Pacifico Riflesso della Compassione sorrise amabilmente, apprezzando la risposta molto centrata e saggia dell’allievo.
Anche il reggente sorrise, ma continuando a fissare il giovane lo incalzò:
“La vostra risposta è degna del vostro stadio di Illuminazione, Umile Servo, ma sono sicuro che anche in una mente tanto devota e focalizzata esistono dei momenti di immaginazione e fantasia. Sarei lieto se voleste condividerli con questo vecchio servo dell’Impero. A tutti noi vecchi fa bene ricordare lo smarrimento dei sogni giovanili, quello smarrimento che a volte ci distrae al punto da accecarci di fronte alla verità.”
Laguna rimase colpito.
Non tanto per la frase piuttosto banale del reggente, quanto per il tempismo con cui l’aveva proposta proprio a lui che stava fantasticando, permettendosi di sottovalutare il proprio incarico.
“Deve essere una di quelle bizzarre coincidenze che i mortali prendono per qualcosa di più.” pensò “Che peccato non potervi credere più…”
“Nobile Reggente, spero di potermi rendere utile in modo decisivo nella Soglia. E’ mio desiderio vedere il mondo, e studiare sul posto le genti della Soglia e capire come portarle alla salvezza dei 5 draghi. Non sono mai stato un inquisitore come altri miei compagni al seguito di Giusto Tifone, ma credo nel potere delle parole e delle idee, e nella compassione. Credo siano queste le armi che dovremmo usare nella catechizzazione del resto della Creazione.”
Pacifico Riflesso della Compassione guardò perplessa il reggente, cercando di capire come avrebbe reagito a parole tanto sentite, personali.
Questi si limitò a porgere una nuova tazza di thè all’allievo, riempirgliela:
“Spero che tra i vostri principi ci sia anche una certa misura di comprensione per i vezzi di un vecchio burocrate. So che l’Ordine non permette di avere possedimenti materiali ai monaci, ma so che non esita a fornire gli strumenti che ritengono necessari al completamento di una missione.
Mi farebbe piacere che voi portaste via con voi questo servizio da thè. Affinchè vi sia di conforto dandovi la piccola gioia del supporto di un vecchio che avrebbe tanto voluto vedere il mondo.”
Sarebbe per me un onore, aveva risposto Laguna, e quando il giorno dopo abbandonò l’identità di Umile Servo del Vento portò con sè il servizio da thè, sentendosi effettivamente confortato da quegli oggetti.

Ma questo era prima che, sulla spiaggia dell’Isola del Tramonto Purpureo, ricevesse un ordine che annullasse le sue vacanze.

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AlessandroEzioLot

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